IL FASCINO DEI MEDICI DI «BODIES»

Le storie che vedono protagonisti medici, reparti ospedalieri, dinamiche professionali e sentimentali nel mondo della sanità sono diventate di grande interesse per gli sceneggiatori, tanto da dare origine a un filone televisivo che, negli Stati Uniti ma non solo, ha creato un vero e proprio genere. Per cercare di evitare l'inflazione dell'offerta gli autori cercano di diversificare la tipologia dei medici rappresentati, proponendo non solo caratteri diversi (come è ovvio) ma anche una gamma di situazioni di partenza del plot narrativo che consenta un'identità il più possibile autonoma da una serie all'altra. Non sempre la voglia di differenziarsi da E.R. e dai suoi principali derivati si realizza compiutamente, ma nel caso di Bodies (mercoledì sul canale satellitare Jimmy, ore 21) il tentativo si può dire riuscito. In questa serie inglese, trasmessa per prima dalla BBC, ci troviamo nel reparto maternità del South Central Informary gestito con criteri prettamente manageriali, con spasmodica attenzione al lato economico e un po' meno (spesso molto meno) a quello umano. L'aspetto disinvolto della conduzione è incarnato soprattutto dal dott. Roger Hurley (Patrick Baladi), primario con più di una pecca professionale ma dotato di una certa dimestichezza per quanto riguarda la rete delle alleanze carrieristiche. A farne le spese è soprattutto il dottor Robin Lake (Max Beesley), che ha talento e una concezione nobile del mestiere, ma pur scontrandosi spesso con il suo superiore non riesce a prendere una strada veramente decisa e autonoma rispetto agli intrighi di corsia. Il lato più coinvolgente della serie è proprio il fatto che il medico «puro» non riesce a esserlo fino in fondo, dovendo anche far fronte a una complessa relazione sentimentale con una collega sposata, e il medico «cattivo» non è altresì capace di esserlo compiutamente, sino alle conseguenze che ci si aspetterebbe, anch'egli invischiato in conflitti professionali e beghe extraconiugali che lo rendono vulnerabile. Tutt'intorno si muove una fauna medica descritta senza sconti o indulgenze, ma anche con l'accortezza di non scadere nel macchiettistico e di lasciare nello spettatore la sensazione di assistere a una dimensione umana e professionale che è una sorta di limbo in cui il bene e il male viaggiano insieme, confusamente, senza distinzioni nette e con contorni perennemente ambigui. I medici di Bodies non sono capaci di dare di sé né un'immagine vicina agli alti ideali rappresentati dal giuramento di Ippocrate, né di proporsi come esempi così negativi da poter assurgere a icone del Male. In questa sostanziale ignavia, in questa indeterminatezza sia esistenziale che comportamentale sta buona parte del loro inquietante fascino.