Il fascino dell'inverno è un affare di famiglia

Donatella Versace ricorda il fratello Gianni con lo stile neo barocco. Marras invece dedica alla madre una collezione per la donna un po' retrò.<br />
<a href="/a.pic1?ID=508380" target="_blank"><strong>Tendenze, lo stile non è più choc
</strong></a>

«Sono scioccata da quanto sia ancora attuale il lavoro di Gianni» dice Donatella Versace poco prima di far sfilare una superba collezione donna che parte dagli stilemi del Neo Barocco lanciato da suo fratello nella seconda metà degli anni Ottanta, per arrivare all'estrema pulizia della grafica contemporanea. Le celeberrime volute d'oro che lui mixava ai motivi animalier e alle tinte più sfarzose, nelle mani di lei diventano prima dettagli ingigantiti, quindi disegni pop intarsiati, non stampati nei vari modelli.

I motivi ingigantiti a dismisura come un'immagine allargata dalle dita sul touch screen dell'Ipad diventano tanto ornamento quanto struttura dei vari capi. Lo stelo di un fiore avvolge così abiti, giacche e cappotti, sembra stampato ma non lo è, in molti casi detta addirittura la forma. C'è per esempio meraviglioso tubino bianco fino alle spalle dove sembra sbocciare un tulipano nero che poi si avvolge attorno al collo determinando la linea a sacchetto dell'intero abito. La stessa cosa avviene sul vestito monospalla verde ottanio con voluta viola: un accostamento di colore particolarmente riuscito. Sul piccolo paltò in cashmere viola si arrampica invece un grosso ramo in camoscio blu, mentre su quello nero di foggia vagamente militare bastano le asole in pelle gialla sotto ai grossi bottoni dorati con l'inconfondibile testa della Medusa. Indimenticabile la pelliccia burgundy con intarsi in tinta, quella in visone rosso rubino e viola che si apre a quattro teli sul fondo. Pazzesco l'abito da sera bianco con un ricamo sul tulle che riproduce la squama di un serpente nato da una pianta: il mitologico basilisco della tradizione barocca. «Subito dopo la sfilata parte per gli Oscar» spiega Donatella applaudita in sala dai Duran Duran mentre Prince ha composto apposta per lei il brano intitolato Hot Chocolate utilizzato come colonna sonora dello show.

Inutile dire che solo la bionda signora del made in Italy poteva mescolare pop e barocco a ritmo di rock. Del resto i bravi stilisti devono conoscere bene le loro fonti d'ispirazione e poi evolvere ogni volta un po'. Lo fa anche Veronica Etro dedicando la bella collezione del prossimo inverno a un'interessante rilettura del folk attraverso il mondo industriale. «Sono abituata a farmi dei film» dice la stilista nel backstage parlando di terre di confine, nord caucasico, ingranaggi luccicanti e grigio asfalto. Il risultato è fascinoso: uscire dal tipico paisley di Etro per restarci a vita ad esempio con gli strepitosi abiti stampati sul lurex tessuto al contrario per ottenere un sorprendente effetto liquido. Sui materiali scrive una pagina memorabile anche Gabriele Colangelo che s'ispira ai Cretti di Burri per creare indimenticabili modelli con lamine di metallo applicate sul feltro e poi spaccate e riapplicate manualmente. L'astrakan tagliato al laser e inserito nel panno grigio, la lana devorè applicata sulla piattina di nylon, la pelliccia di alpaca con lavoro a mosaico: tutto questo più una serie di tubini belli da morire confermano che il giovane designer lombardo ha cultura e talento da vendere.

È quel che si dice e si sa da molto tempo di Antonio Marras, un designer capace di muovere profonde emozioni con la sua moda. Stavolta la collezione è dedicata alla madre Nannina, una splendida signora che da 80 primavere si veste in nero, con la cosiddetta gonna sarda fatta da innumerevoli pieghe assemblate a mano e con quel misto di rigore e poesia che rendono gli abitanti della Sardegna unici al mondo. Tutto bello, ma purtroppo manca uno scatto verso il nuovo.