Il fascino discreto di sua maestà il Gatto

Come festeggiare degnamente il giorno di «sua maestà il Gatto»? Sì, perché oggi, 17 febbraio, ricorre la «Festa nazionale del gatto», iniziativa nata dalla fervida mente della giornalista e gattofila Claudia Angeletti che, nel 1990, attraverso le pagine di Tutto Gatto, promosse un referendum tra i lettori, per scegliere il giorno dell'anno in cui festeggiare il più magico, il più affascinante, il più misterioso degli animali (quasi) domestici che l'uomo abbia mai incontrato. Vale così la pena di fare un piccolo excursus nel passato, per ricordare i letterati e gli artisti che sono rimasti ammaliati e conquistati dai suoi occhi e dalle sue movenze, e che di loro hanno scritto parole che restano scolpite nella mente di chi legge.
Cominciamo allora con uno dei poeti che non solo hanno maggiormente amato il gatto, ma gli hanno dedicato frammenti, storie, e soprattutto versi che, ancor oggi, suonano come un'armonia celeste.
Come dimenticare, dunque, Il gatto di Baudelaire: «Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; trattieni le unghie della zampa,/e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati di metallo e d'agata./Quando le dita indugiano ad accarezzare la tua testa e il dorso elastico/e la mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrico,/vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo come il tuo, amabile bestia,/profondo e freddo, taglia e fende come un dardo, e, dai piedi fino alla testa,/un'aria sottile, un minaccioso profumo circolano attorno al suo corpo bruno».
E come non ricordare la frase di Leonardo: «Il felino più piccolo è un capolavoro». Oppure, che dire di Oscar Wilde: «Spalanca i tuoi grandi occhi di raso scuro, simili a cuscini in cui sprofondarsi. Strusciati contro le mie gambe, fantastica sfinge. E cantami tutti i tuoi ricordi».
Ancora, quanta ironica bontà nelle parole di Edward Paley: «Per nulla al mondo accuserei un gatto della sua innocenza». Altrettanto ironico e indulgente Wodehouse: «I gatti, come categoria, non hanno mai completamente assorbito il loro complesso di superiorità dovuto al fatto che, nell'antico Egitto, erano adorati come dei». Fino all'anonimo d'Oriente che scrive: «Iddio ci ha dato il gatto, perché potessimo carezzare la tigre con un dito».
Si potrebbe andare avanti all'infinito con le citazioni degli animi sensibili (conditio sine qua non) che ne hanno cantato l'indole e il corpo. Tuffiamoci allora un attimo nel presente per ricordare che, da oggi fino al 26 febbraio, presso l'Atelier Gluck Arte, in via Cristoforo Gluck 45, a Milano, si svolgerà una mostra-evento, completata e arricchita da una rassegna cinematografica, intitolata appunto «Gatti di carta». Da Silvestro, Tom e Garfield, al Gatto con gli Stivali, da Pablo Neruda a Gustav Doré, dai manifesti cinematografici agli origami, dai fumetti ai cartoni animati, dagli ex libris alle figurine, ai francobolli, alla poesia, fino all'illustrazione, dove «Messere il Gatto» la farà da padrone (info: 331.9963519, www.ateliergluckarte.org).