Il fascino del Titanic

Di fiducia si muore ma sembra che il governo Prodi non faccia tesoro di questa antica convinzione. Ieri il Senato ha votato la fiducia sui primi due maxiemendamenti della Finanziaria. Oggi la darà sul terzo maxiemendamento e domani sul disegno di legge del Welfare. Cose davvero senza precedenti. In 18 mesi i voti di fiducia sono stati trenta se il ricordo non ci tradisce. Ma, cosa ancora più grave, i voti di fiducia sono stati posti sia lo scorso anno che questa volta sulla legge finanziaria e sul bilancio dello Stato, cioè sui provvedimenti fondamentali per una democrazia viva e vitale.

Con la finanziaria ed il bilancio (e con i provvedimenti collegati), infatti, si decide a chi togliere e a chi dare e si definisce la politica economica del Paese. La gravità del continuo ricorrere al voto di fiducia si accoppia, poi, ad un modo di legiferare sconvolgente. Le leggi finanziarie degli ultimi due anni, infatti, sono un' accozzaglia di norme e normette che scendono nei dettagli più minuti quasi fossero un regolamento attuativo perdendo così la dignità delle vere norme di legge che devono essere sobrie e chiare. Nei giorni scorsi abbiamo citato l'esempio di una norma messa in questa Finanziaria che disciplina l'utilizzo delle scatole di medicinali di proprietà degli anziani ospiti delle residenze pubbliche e convenzionate.

Insomma ciò che abbiamo visto in questi due anni non ha precedenti nella storia repubblicana e se la responsabilità è innanzitutto del Governo c'è un concorso omissivo dei presidenti della commissione bilancio di Camera e Senato che non hanno fatto uso dei propri poteri per espellere dalla Finanziaria in apertura della discussione norme di dettaglio ordinamentali irricevibili. Ma non è finita. L'effluvio di norme ha fatto sì che le commissioni bilancio lo scorso anno non sono riuscite a completare l'esame della Finanziaria ma anche quest'anno non sono riuscite a controllare gli effetti delle norme sulla spesa e sulle entrate tanto che il governo alla Camera è dovuto ricorrere a correzioni contabili postume, cioè anche dopo il voto di fiducia. E, tanto per concludere, nessun ministro e meno che meno il ministro dell'Economia sa cosa c'è scritto nella finanziaria al di fuori di qualche normache ha inserito personalmente.

Non a caso in commissione bilancio non si è visto alcun ministro mentre i sottosegretari presenti, ad eccezione di Visco, avevano perso l'uso della parola con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Nella trappola del voto di fiducia che quando è così ricorrente è la testimonianza della fine della maggioranza politica, è cadutoanche il provvedimento sul welfare e cioè sulla riforma delle pensioni e degli ammortizzatori sociali. La Finanziaria di ieri e di oggi, il decreto fiscale e il provvedimento sul welfare sono circa duemila pagine di articolato e ciò nonostante la crescita del Paese rallenta (le previsioni per il prossimo anno parlano di un incremento del Pil dell'1,3%), l'inflazione aumenta e continua la perdita di quote di commercio internazionale.

Il tutto a testimonianza che duemila pagine di norme e normette non fanno una politica economica. Siamo la Cenerentola dell'Europa per tasso di crescita e la Spagna in queste settimane ci ha superato in quanto a ricchezza prodotta. Balliamo sul precipizio mentre la politica, ma innanzitutto la maggioranza di governo, sembra riscoprire il fascino terribile delle ultime ore del Titanic. È davvero giunto il tempo di voltar pagina.