Fascinosi e soavi tutti i nemici dell’agente segreto più amato

Dal Dottor No a Ernst Stavro Blofeld gli avversari di Bond fanno sempre sfoggio di potere ma sono destinati alla sconfitta

Carlo Faricciotti

Nella serie dei nemici di 007 Auric Goldfinger, nel film di Guy Hamilton interpretato dal tedesco Gert Fröbe, è il terzo, preceduto dal Dottor No (impersonato da Joseph Wiseman) in Licenza di uccidere (1962) e da Rose Klebb (Lotte Lenya) in A 007 Dalla Russia con amore (1963). Quest’ultimo fissò il binomio canonico degli avversari di James Bond: la mente e il braccio. In Dalla Russia con amore infatti la Klebb era scortata dal nerboruto e ossigenato Red Grant (il Robert Shaw dello Squalo); Auric Goldfinger si fida solo del gigantesco coreano Oddjob (l’hawaiano Harold Sakata), dotato di complessione erculea e di una micidiale bombetta. Il successo del film impone ai produttori un tocco narrativo non indifferente: d’ora in poi il cattivo dev’essere affascinante, non quanto 007 ma quasi.
Non a caso Thunderball Operazione tuono (1965) sfoggia uno dei migliori cattivi della serie, a parere di molti: il nostro Adolfo Celi, che impersona un Emilio Largo soave e perfido con tanto di benda sull’occhio. Con Si vive solo due volte (1965) entra in scena per la prima volta Ernst Stavro Blofeld, il capo della Spectre, l’organizzazione criminale diffusa a livello planetario che nei film ha sostituito la sovietica Smersh. Blofeld cambierà volto in ogni film: qui ha il ghigno allucinato di Donald Pleasance. Pleasance, due anni dopo, passerà staffetta e ruolo a Kojak, ossia Telly Savalas: in Al servizio segreto di sua maestà (1969, unico interpretato dalla meteora George Lazenby dopo la rinuncia di Connery) Blofeld rende vedovo il neosposo Bond dopo che questi ha per l’ennesima volta scompaginato i suoi piani di dominio del mondo.
Il ritorno di Connery, in Una cascata di diamanti (1971), segna l’eclisse della figura di Blofeld: non per pochezza dell’interprete (il bravo Charles Gray) ma per questioni legali. Defilato Blofeld, stufo della serie Connery, tocca a Roger Moore, 007 a partire da Vivi e lascia morire (1973) affrontare una varietà di malvagi: qui a essere debellato è il dittatore africano Kananga (Yaphet Kotto); in L’uomo dalla pistola d’oro (1974) Christopher Lee (Francisco Scaramanga, killer di origine cubana). Figlio del «disgelo», lo 007 cinematografico in La spia che mi amava (1977) stringe alleanza con la bella sovietica Anya Amazova (Barbara Bach) per sconfiggere Curd Jürgens (Stromberg), spalleggiato dal gigantesco Richard Kiel, detto Squalo per i suoi denti metallici. Squalo ritorna (e si redime) in Moonraker Operazione Spazio (1979).
Dall’inizio degli anni Ottanta la serie accusa stanchezza come Moore e nemmeno l’arrivo di Timothy Dalton risolleva le sorti. Bisogna aspettare Pierce Brosnam per riavere cattivi di vaglia, per esempio Elliott Carver (Jonathan Pryce) che in Il domani non muore mai (1997) punta a scatenare una guerra globale a beneficio della propria rete tv satellitare.