Fascismo e Rai, Dell'utri fa scattare la sinistra

Il senatore del Pdl a <em>Klauscondicio</em>: &quot;Benito Mussolini sbagliò, ma quando era al potere lo stato era più presente di adesso&quot;. &quot;Conduttori dark al Tg3&quot;. E scoppia la bufera. Sulla P2: &quot;è stata strumentalizzata, montata per non parlare d'altro&quot;

RomaDice che «Mussolini sbagliò, ma quando era al potere lo Stato era più presente di adesso»; avverte che l’antifascismo è «un concetto obsoleto»; definisce «figli del fascismo rosso» gli studenti che occupano scuole e università. Bastano queste frasi per scatenare polemiche a sinistra, ma Marcello Dell’Utri, nell’intervista a Klaus Davi in onda su YouTube per KlausCondicio, ne dice anche altre non meno piccanti.

Sono quelle sul Ventennio, comunque, ad attirare gli strali di esponenti dell’opposizione. Il senatore del Pdl spiega che Mussolini è stato «l’unico» a dare «un senso di patria al Paese, che non c’era prima e non c’è stato neanche dopo». Dell’Utri parla anche della recente scoperta di alcuni diari del Duce, risalenti agli anni compresi tra il ’35 e il ’39 incluso, cui si è aggiunta un’agenda del ’42, da cui «viene fuori l’immagine di un uomo di valore, dal punto di vista sia umano che culturale». Mussolini, dice, «cita spesso le classi deboli e più bisognose» e fece molti provvedimenti in loro favore e diverse leggi sociali, come quelle previdenza e infortuni sul lavoro (nacquero Inps e Inail). Quanto alle colonie, per Dell’Utri l’Italia «essendo un Paese che occupa tutto lo spazio del Mediterraneo, non poteva restare fuori dalla politica di espansione delle potenze occidentali».
Parole «inaccettabili» per Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, che chiede a Silvio Berlusconi di prendere le distanze. Ma quale Patria e senso dello Stato, per il ministro-ombra della Comunicazione del Pd Giovanna Melandri, Dell’Utri «confonde il senso di identità nazionale con quello di purezza della razza “garantito” con le leggi razziali e con la collaborazione con il nazismo» e Patria con le «patrie galere che il Duce riempì di uomini che la pensavano diversamente da lui». Marco Minniti, ministro-ombra dell’Interno del Pd suggerisce al senatore azzurro di abbandonare le sue «tentazioni revisioniste» e riflettere sui giudizi che ha dato Gianfranco Fini. Più che di revisionismo Silvana Mura dell’Idv parla di dichiarazioni «sgangherate», ma che preoccupano. «È a questi amici - chiede Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd - che si ispirava Berlusconi quando diceva di aver troppo lavoro per prendere posizione sul fascismo?». «Ridurre la storia a un grande spot elettorale non fa bene alla storia», ribatte Osvaldo Napoli del Pdl.

Per Giorgio Tonini del Pd le dichiarazioni di dell’Utri sono «gravissime». Soprattutto quelle sul fascismo, ma anche quelle in cui ribadisce che fu «a modo suo un eroe» lo stalliere di Arcore, Mangano che, «malato com’era poteva uscire dal carcere se avesse detto una parola contro di me o contro il presidente Berlusconi, ma non lo fece». E anche quelle sulla Rai, «che deve cambiare perché ci sono ancora dirigenti messi dalla sinistra e che rispondono a logiche di sinistra» e in particolare sul Tg3: potrebbe avere «conduttori più gradevoli» e non anchorman con la «faccia un po’ gotica, un po’ dark». «Oggi di dark e di oscuro ci sono solo le parole di Dell’Utri», dice Roberto Rao dell’Udc, mentre Stampa Romana solidarizza con il Tg3. Su che cos’altro esterna il senatore? Sull’Antimafia, il cui rapporto costi-benefici è «sproporzionato, soprattutto quando alcuni pm «fanno politica». Sulla P2, che è stata «strumentalizzata, montata per non parlare d’altro». E sulla legge per le intercettazioni, che non è oggi una «priorità», anche perché bisogna ancora trovare un accordo nel Pdl.