Fassino ai Ds: non accetto processi, ho vinto tutto

Intanto anche la Bresso prende le distanze. E Angius prepara una terza mozione contro

da Roma

Macché crisi, ma quale partito in disgregazione. «Questa è solo una rappresentazione caricaturale - tuona Piero Fassino -. Forse dà fastidio il fatto che non ci sciogliamo. Be’, allora si rassegnino, noi non ci sciogliamo e non andiamo a casa. E non si illudano, perché senza la forza dei Ds il Partito democratico non nasce». Dopo Nicola Rossi e Peppino Calderola, adesso persino Mercedes Bresso, governatrice del Piemonte, prende le distanze. In vista del congresso e delle elezioni amministrative la Quercia perde pezzi importanti, eppure il segretario nega «venti di guerra» nel Botteghino. «Siamo una forza democratica, stiamo per compiere delle scelte e quindi discutiamo». Ma la minoranza lo attacca e chiede di far slittare il congresso: «Nella pancia c’è disagio, non si può più minimizzare».
Fassino è furioso. Da Napoli, alla vigilia della direzione che dovrà fissare data e regole dell’assise, attacca i nemici interni, quelli esterni e pure gli alleati: «Questo è l’unico Paese in cui si processa e si mette sotto accusa un gruppo dirigente che vince tutto». I Ds, insiste, sono tutt’altro che in crisi, anzi sono «al centro» della vita politica italiana. Lui, si autoassolve: «Bisogna ricordarsi che cos’erano i Ds nel 2001, quando divenni segretario di un partito al minimo elettorale storico, che aveva perso le politiche con un centrosinistra profondamente spaccato e un Ulivo in crisi. In cinque anni abbiamo restituito ai Ds una centralità nel sistema, ricostruito unità nel centrosinistra, rilanciato l’Ulivo e vinto tutte le elezioni dal 2001 al 2006». Tutto bene, quindi? «Naturalmente sento la responsabilità di interloquire con ogni posizione che si manifesta. Io rispetto le opinioni di tutti».
Senonché, al di là delle scelte di fondo, a sentire la minoranza è proprio questo il problema, la scarsa democrazia interna: gli esponenti del Correntone, ad esempio, hanno chiesto inutilmente il voto segreto nelle assemblee precongressuali. «Il dibattito - dice Gloria Buffo - è iniziato nel peggiore dei modi e non ci riferiamo solo a regole e modalità tecniche, lontane dall’essere condivise. Qui gli iscritti e i militanti di un partito vengono chiamati a discutere del proprio futuro e della propria esistenza soltanto dopo che i dirigenti hanno già annunciato che tutte le decisioni sono già state prese. Molti dirigenti hanno restituito la tessera o annunciato di non voler partecipare al congresso e la cosa caricaturale è continuare a far finta di niente». Intanto l’opposizione interna s’ingrossa: Gavino Angius, vicepresidente del Senato, annuncia che la terza mozione sarà pronta il 29 gennaio.
Ma Fassino va avanti. «Il Partito democratico sarà pronto per le elezioni europee del 2009. L’obbiettivo è quello di adattare i valori tipici della sinistra, come la solidarietà, l’uguaglianza e la libertà, con una nuova dimensione storica». Quanto all’«evaporazione» e alla «quasi scissione» dei Ds, per il segretario «si sta rappresentando il partito come non è». E Caldarola? «Gli chiedo solo una cosa, partecipi al dibattito in funzione del destino comune. La storia ce l’ha insegnato, separandosi non si risolvono i problemi, siamo stati più forti quando eravamo uniti». Ma persino una dalemiana come Anna Finocchiaro, capogruppo dell’Ulivo al Senato, avverte: «È un passaggio difficile, un problema che non si può archiviare».