Fassino: «Basta sermoni sul Partito democratico»

Il leader ds sbotta: troppe critiche. Parisi: il sondaggio che ci dà al 25% mi preoccupa Bordon arruola Rosa nel pugno e Di Pietro

da Roma

Non c’è pace all’ombra del Partito democratico: la fase che avrebbe dovuto concludersi con un trionfale giro di boa, lascia sul campo morti e feriti, dissidi e litigi. Non c’è l’ombra di una nuova sintesi e continuano a crescere le divisioni dentro e tra i partiti, persino fra componenti un tempo granitiche. Si sono divisi i parisiani, tra un’ala che è assolutamente insoddisfatta del processo, e una che lo è molto. Si è scisso il gruppo del Senato della Margherita dove Willer Bordon e altri due «ribelli» vogliono un gruppo a sé per preparare la «terza gamba» laico-socialista. E soprattutto punta i piedi Arturo Parisi, teorico della nuova formazione, ma anche il leader più scettico sull’attuale operazione di vertice. «Il sondaggio che ci dà al 25 per cento mi preoccupa» dichiara, e suscita un moto di stizza del leader dei Ds Piero Fassino: «Basta sermoni!». La replica: «Non capisco di cosa si lamenti».
Insomma, un piccolo sfacelo, accentuato da una quadro locale desolante: a Napoli, nell’inchiesta su camorra e rifiuti finiscono in arresto quattro dirigenti dei Ds e il sub commissario ai rifiuti Giuseppe Valente, mentre il congresso di zona non si chiude nemmeno grazie alla commissione di garanzia; a Bologna il nascente Pd litiga intorno a Sergio Cofferati; in Puglia, a Taranto, dirigenti dei Ds formano liste a sostegno del candidato sindaco di Rifondazione Ezio Stefanò, e nella Margherita Peppino Pirro, sfidante sconfitto, accusa l’avversario Fabiano Amati: «Ha fatto brogli!»; in Sardegna, a Nuoro, un consigliere regionale della Quercia, Giuseppe Pirisi, scrive al segretario regionale: «Siamo arrivati al mercato dei voti!». A Napoli, Pietro Ingrao scomunica l’ex discepolo Antonio Bassolino: «È un moderato».
Si spiega così il rilancio di Parisi: «Il Partito democratico è un processo in corso - dice il leader prodiano - esprimerò i miei giudizi in corrispondenza delle modalità in cui si svolge». E poi, dosando le parole, ma senza omettere nessuno dei suoi dubbi: «Valuterò dunque le posizioni che si manifesteranno all'interno del dibattito - dice annunciando un possibile strappo - se corrisponderanno alla mia valutazione darò consenso, altrimenti esprimerò dissenso». Qualcuno non attenderà quel tempo: «Sarebbe bene - afferma il presidente dell’assemblea della Margherita Bordon - che negli stessi giorni dei congressi di Ds e Dl a Roma ci fosse una terza cosa con protagonista il gigantesco popolo dei senza-partito. Come si fa a non fare i conti in questa sinistra con la storia dei Radicali? Mi rivolgo a loro, a Marco Pannella, Emma Bonino, ma anche a Boselli e a Di Pietro. Riapriamo, facciamo saltare questo tavolo troppo piccolo - conclude - il Pd deve essere una cosa ben più grande». Un monito, ma anche un preannuncio di possibile scissione (con l’uscita dal gruppo insiema ai colleghi Roberto Mansione e Natale D’Amico). Intanto, per conto loro, altri due ulivisti di peso come Giovanni Procacci e Andrea Papini hanno abbandonato il percorso congressuale: «Li ho avvertiti - ha spiegato Papini a Giovanni Innamorati dell’Ansa - di non chiamarmi più». Insomma, un’ecatombe. Sbotta il segretario della Quercia (che corteggia lo Sdi): «Non è possibile che tutte le mattine che salgo su un treno per partecipare a iniziative sul Partito democratico, devo leggere qualche sermone! Per questo ho deciso di reagire. Se Parisi ha chiesto di spiegarmi meglio, mi sono spiegato meglio». E Parisi si fa sarcastico: «Di cosa si lamenta? Che io abbia espresso insoddisfazione per il modo in cui si sono svolti i congressi del mio partito? Insisto nel mio invito, Fassino parli chiaro e parli a tutti quelli che hanno espresso dei dubbi. Da lui, che conosco come persona seria - conclude - mi aspetto un aiuto per far nascere un partito nuovo, diverso, coinvolgente, democratico».