Fassino e Rutelli «scioperano» contro il premier a Mediaset

Rinunciano a «Matrix» per protesta contro l’intervista a Berlusconi. Poi ci ripensano, ma Fini e Casini perdono la pazienza e lasciano: maleducati

Massimiliano Scafi

da Roma

Alla fine, il più ammaccato era Enrico Mentana. «Be’certo, è stata una giornata dura. Se le sono date di santa ragione, c’è stato uno scambio davvero violento di colpi bassi, ma in sostanza ci ho rimesso io. Ecco, mi sento la vittima di un tamponamento a catena». Primo urto, il no del duo Fassino-Rutelli: «Se Berlusconi andrà a Terra, noi non parteciperemo a Matrix, non vogliamo fornire alibi a chi mette sotto i piedi le norme della par condicio». Casini e Fini intanto aspettavano negli studi del Palatino. Tre quarti d’ora di attesa, fino alla rinuncia del Cavaliere e al ripensamento della coppia di centrosinistra: «Ora siamo disponibili». A questo punto però, secondo scossone, a cambiare idea sono stati Fini e Casini: «Ce ne andiamo noi, non possiamo aspettare i loro comodi, devono imparare l’educazione». Così, al termine di questi scontri, a Mentana è rimasta una trasmissione talmente incidentata da andare in onda senza ospiti. Solo pochi minuti «per raccontare i fatti e l’amarezza».
All’inizio, sembrava una giornata come tante altre, nervosa ma non più del solito, visto il clima della campagna. Alle due, ora dell’appuntamento per la registrazione, il pubblico era già in studio e i cronisti nel cortile. Primo ad arrivare il vicepremier, seguito a ruota da Casini, dalla polemica sulla partecipazione del Cavaliere a Terra e dalla telefonata dei leader di Ds e Margherita: «Non possiamo avallare la scelta di Canale 5 di violare la par condicio». Fini addentava un panino e faceva spallucce: «Gli assenti hanno sempre torto. Io aspetto fino alle 16, poi ho altro da fare». Mentana si attaccava al cellulare e chiamava Rutelli, tentando una mediazione: «Siamo appesi a una trasmissione fantasma. Venire qui per Fassino e Rutelli sarebbe un fatto di cortesia, altrimenti restiamo penalizzati noi, che non abbiamo mai fatto strappi. Facciamo un patto tra gentiluomini, registriamo e mandiamo in onda solo se Berlusconi non va da Capuozzo».
Niente da fare. «Con Rutelli ho avuto una telefonata poco tranquilla», il commento di Mentana. Intanto, mentre giornalisti e pubblico si dedicavano al buffet, le due coppie di ospiti convocavano due conferenze stampa contrapposte. Trattative, nervosismo, scambi di comunicati, palinsesti scombussolati. Mentana quasi rassegnato: «Intervisterò Fini e Casini e li trasmetterò insieme agli spezzoni di Ballarò di ieri con Rutelli e Fassino».
Alle tre meno un quarto la svolta: Berlusconi rinunciava a Terra, via libera per Fassino e Rutelli. Mentana al traguardo? Macché. Proprio mentre entrava per comunicare la buona novella, Fini e Casini si erano già rimessi l’impermeabile. «Non possiamo stare qua tutto il pomeriggio», diceva il presidente della Camera. E il ministro degli Esteri: «Basta sceneggiate, ora la trasmissione quei due se la fanno da soli. Nella vita c’è un minimo di rispetto che va sempre osservato». Inutile i tentativi del conduttore: «Ma stanno arrivando, sono in macchina, questione di dieci minuti». «Non ci si comporta così, questo è un segno di volgarità e maleducazione totale», la risposta di Casini. «Hanno fatto tutto da soli, inseguendo una notizia fantasma, e chi si sente offeso a questo punto siamo noi - ha concluso Fini -. Tu Enrico non c’entri, sei una vittima come noi».
Matrix finiva dunque prima ancora di cominciare. Non finivano però le polemiche. Fassino: «Berlusconi ha rinunciato e questo conferma quanto giusta e motivata fosse la nostra protesta. Poi abbiamo informato Mentana della nostra disponibilità a partecipare, essendo venuto meno il motivo del contendere, a c’è stato il loro rifiuto, un altro piccolo atto di arroganza che poteva essere evitato». Fini: «La puntata era stata programmata da un mese e io ho aspettato più di 45 minuti». Rutelli: «Con Mentana niente di personale, anzi ribadiamo stima e apprezzamento per l’equilibrio e la professionalità dimostrata in questa campagna. Ma è chiaro che si trattava di una trappola. Noi l’abbiamo evitata. Siamo disponibili in qualunque momento a un altro confronto con loro due, anche se a Ballarò ho visto un Fini nervoso. Ha perso l’aplomb ministeriale, da lunedì perderà pure il ministero». Casini: «Noi abbiamo fatto una campagna serena, ma ferma e leale. Al contrario di Rutelli e Fassino, ai quali è mancato il rispetto degli avversari. Potevano almeno farci una telefonata». Concludeva Andrea Ronchi, portavoce di An: «Il nervosismo della sinistra comincia ad essere molto vistoso».