Fassino: giù le imposte Ma il Meeting di Cl lo smaschera e fischia

Dibattito con Tremonti. Il leader ds: "Finanziaria con sconti tributari". L’azzurro: "Manovra durissima". E attacca Ciampi sulla finanza creativa e Padoa-Schioppa: "È un Forrest Gump al governo"

Rimini - Di certo la sua sagoma alta e dinoccolata non lo aiuta. Tanto che appena Piero Fassino mette piede nella sala della fiera di Rimini che ospita il confronto con Giulio Tremonti lo si intravede fin dalle prime file. Ed è da qui che partono i primi fischi mentre il segretario dei Ds si avvia deciso verso il palco. Fischi che prima sono sporadici e poi, per una decina di secondi buoni, diventano quasi un boato che, mentre Fassino imbocca uno dei corridoi che fendono la platea, lo segue quasi fosse una «ola» allo stadio. Poi, forse anche in memoria delle polemiche dello scorso anno, la protesta si placa e pure quei pochi inviti a tornare a casa scemano.

Un’accoglienza, quella al segretario dei Ds, che fa il paio con il boato che incassa Tremonti quando Raffaello Vignali lo presenta al pubblico del Meeting di Comunione e liberazione. Tanto lungo che il vicepresidente di Forza Italia non riesce a trattenere un sorriso soddisfatto prima di alzarsi in piedi e ricambiare con un gesto della testa. La fotografia impietosa arriva dal maxischermo che troneggia sopra al palco. Con al centro il presidente della Compagnia delle Opere che fa da moderatore, a destra Tremonti in piedi che gongola raggiante, a sinistra un Fassino terreo, impegnato nel gesto per lui consueto di tenersi la testa con la mano sinistra sulla guancia. A chiudere definitivamente la disputa ci pensa ecumenico Vignali: «Lo faccio prima, tanto passo comunque per quello che stoppa i fischi. Se non siete d’accordo limitatevi a non applaudire». E così sarà per tutto il dibattito. Durante il quale per Fassino arriverà anche qualche applauso, soprattutto quando affronta la questione della riforma elettorale.

Per il resto, quello che è l’appuntamento politico clou del Meeting di Cl, si apre e si chiude con degli appelli al dialogo e delle disponibilità al confronto che non andranno oltre i padiglioni della fiera di Rimini. Tanto che sia prima che dopo i due protagonisti non perdono occasione di darsele di santa ragione. Come quando Tremonti si dice sicuro del fatto che la prossima Finanziaria «sarà durissima». Con tanto di bacchettata a Tommaso Padoa-Schioppa. Perché, dice l'ex ministro, nel governo «ci sono dei Forrest Gump che parlano di Finanziaria austera». Anche se Fassino assicura: «Nella manovra ci sarà un significativo alleggerimento sull’Ici e misure di riduzione della pressione fiscale per le imprese. Ci saranno anche interventi a favore delle fasce di reddito più basse».

Insomma, margini per il dialogo sembrano essercene davvero pochi. Tanto che dopo una breve liaison sulla riforma elettorale («ci sono margini per farla prima del referendum», dice Tremonti; «possibile un accordo sul modello tedesco», spiega Fassino), il vicepresidente di Forza Italia la butta lì: sottoscrivete le nostre proposte di destinare il cinque per mille all’ambiente («il fatto che lo pagano in 16 milioni dice che non è vero che gli italiani non vogliono pagare le tasse») e istituire l’alzabandiera nelle scuole.

Si passa al secondo giro d’interventi. E Fassino e Tremonti infilano un lungo botta e risposta sull’Irap. Con il segretario dei Ds che affronta la platea di Cielle. «Noi - dice - abbiamo bisogno di mettere al centro della società italiana la parola merito». E polemizza: «Colgo in qualcuno nella platea dello stupore. Guardate che l’ho detto molte volte. Merito significa tante cose. Ad esempio creare condizioni per cui questo Paese torni a essere una cosa di cui un individuo è orgoglioso: fare imprese». Dalla platea rumoreggiano e Fassino ribatte secco: «Vengo da nove anni di Gesuiti e la regola fondamentale a cui sono stato educato è che tra rassicurare un fedele e convincere un infedele non c’è dubbio che è meglio la seconda. Voi, quindi, dovreste essere contenti di quello che dico. O no?». Ancora brusii dalla sala, con Vignali costretto di nuovo a intervenire per frenare i fischi. Tremonti gongola. E il dialogo non pare proprio decollare. «Ci aspettavamo di più», si lascia scappare il moderatore prima di congedarsi.