«Fassino gli ha dato l’investitura senza nemmeno informarci»

Dalla Chiesa critica l’uscita del leader Ds alla Festa dell’Unità: «La sua non è stata un’operazione felice, l’oncologo non è l’uomo giusto per Palazzo Marino»

Sabrina Cottone

«Non è modo di fare. Nessuno ha indicato un proprio candidato, né noi né Rifondazione comunista né i socialisti. E invece con Veronesi...». Nando Dalla Chiesa, coordinatore provinciale della Margherita, è deluso e amareggiato dalla vicenda e soprattutto dal comportamento dei Ds: «Non è stata un’operazione felice». Oggi porterà tutte le sue lamentele all’incontro tra i segretari di partito.
Ormai è praticamente impossibile trovare qualcuno che sostenga la candidatura Veronesi. Non piace neanche a lei?
«Non voglio escludere Veronesi per principio, però posso pensare che la carica di sindaco non gli si adatti, lo vedo più giusto per un ruolo da ministro tecnico».
E chi vede adatto a fare il candidato sindaco dell’Unione?
«Ho in mente persone sia della società civile che della società politica, sono tutte personalità che a Milano hanno qualcosa da dire. E soprattutto stanno dentro i valori e i programmi che abbiamo indicato. Chi dice che Albertini ha governato bene non condivide questi valori e questi principi e quindi non ci può rappresentare».
Insomma, Veronesi non può rappresentare l’Unione perché non critica Albertini?
«Un conto è riconoscere le cose ben fatte, un conto identificarsi con un programma totalmente diverso e con un operato che ha ridotto a nulla il consiglio comunale. A me piace la patente a punti, avrei voluto che la introducesse un governo dell’Ulivo, ma non dico che Berlusconi ha governato bene».
Salvatore Carrubba è stato un assessore della giunta Albertini. Non volete neanche lui?
«È una persona che stimo e vorrei che stesse dentro il nostro schieramento, ma di sicuro non può candidarsi e guidare il centrosinistra contro Albertini, sennò la gente non capisce più niente».
È stato Veronesi a dire: «ci sto pensando». Non avrebbe dovuto farlo?
«Non so quanta della colpa sia da imputare a Veronesi e quanta ai Ds. Quella di Piero Fassino è stata un’investitura e ci mancava poco che fosse ufficiale, con tutto il contesto della Festa dell’Unità, mentre invece noi non eravamo neanche stati informati. È chiaro che qualcuno di peso è andato da Veronesi a chiedergli di candidarsi per il centrosinistra ma la domanda è: questo qualcuno per conto di chi si è mosso? Certamente ha agito all’insaputa di tutti, o almeno di molti che devono decidere e fare la campagna elettorale».
Insomma, al vertice ripartite di zero? O addirittura da una lite?
«Da zero no, ma chiariremo le questioni di metodo. La candidatura di Veronesi per noi è un’autocandidatura. Naturalmente tutti hanno il diritto di autocandidarsi, ma io poi vorrei il diritto di valutare e di mettere a confronto le diverse ipotesi per poi decidere. Il percorso scelto è questo».
I Verdi e Rifondazione chiedono le primarie. La Margherita continua a dire no?
«Le primarie hanno senso solo se alla fine del percorso ci trovassimo davanti a un dissidio irrisolvibile. A livello nazionale è diverso perché a Prodi serve una legittimazione popolare per governare, invece il sindaco di Milano ha abbastanza poteri per non averne bisogno».
A proposito di autocandidature, pensa di poter essere lei il candidato sindaco?
«Assolutamente no, lo smentisco categoricamente. Mi voglio impegnare molto ma non punto a essere il candidato sindaco».
Nella sfida a Formentini del 1992 si presentò agli elettori con la giunta al completo. Pensa che bisognerebbe formare da subito la squadra?
«Fu una scelta di trasparenza ma, visti i risultati, per ragioni di realpolitik non la rifarei. Dire subito chi è dentro e chi è fuori allontana tutti quelli che aspirano ad avere un posto in giunta».