A Fassino manca il colpo del ko Ballottaggio da brividi con M5S

Il sindaco Pd sperava di passare al primo turno ma dovrà sfidare la grillina Appendino, vantaggio di 10 punti. Flop del centrodestra

I l colpo del ko non riesce. Piero Fassino vince ma non stravince. Chiara Appendino, il volto grillino sotto la Mole, sfiora negli exit poll il 30 per cento. Un successo clamoroso e insperato che la proietta come un missile verso un ballottaggio che si annuncia combattutissimo e incerto.

Torino si presenta dunque come un rebus e come banco di prova del nuovo bipolarismo all'italiana: sinistra contro 5 stelle. Con la destra fuori dai giochi. I sondaggi fuori dai seggi condotti dall'Ipr-Istituto Piepoli collocano Fassino fra il 39 e il 43 per cento, Appendino fra il 28 e il 32. Un distacco non incolmabile.

Torino bipolare, dunque. A dispetto della frammentazione delle liste. La scheda consegnata ai cittadini è lunga come un libro: 17 nomi. E, per non farsi mancare niente, il centrodestra è diviso in tre. Una cascata di candidati, ma la partita di Torino è tutta nella sfida fra il sindaco uscente Piero Fassino, un pezzo di storia della sinistra italiana, e Chiara Appendino, volto sabaudo dei 5 stelle.

Fassino sperava di passare al primo turno, ma la soglia del 50 per cento resta un miraggio. E la lotteria del ballottaggio è sempre imprevedibile, anzi spesso ribalta le previsioni.

Fassino vota alle 10 del mattino al seggio della scuola media Ugo Fascolo. «Mi auguro - afferma il primo cittadino in veste istituzionale - che tanti cittadini votino, credo che il voto amministrativo meriti grande attenzione». Più smart l'Appendino che si presenta al seggio spingendo il passeggino con la piccola figlia Sara e si affida alla rete: «Buon voto a tutti, ci vediamo questa notte al cortile del Maglio». Il quartier generale delle truppe grilline sotto la Mole.

La giornata scorre tranquilla. Alle 19 sono andati al voto il 41,32 per cento degli aventi diritto. Un dato sotto la media nazionale.

Poi finalmente arrivano gli exit poll: Fassino non ce la fa, Appendino ha interpretato l'insoddisfazione dei più giovani, la voglia di nuovo contro il «vecchio» sindaco che a Torino era già consigliere comunale nel lontanissimo 1975 all'epoca della prima giunta di sinistra guidata da Diego Novelli. Negli ultimi giorni il divario fra Fassino e Appendino era valutato dai sondaggisti in 15-20 punti. Con il sindaco ben oltre il 40 per cento e la rivale inchiodata al 25 per cento. Così Fassino, pur insidiato a sinistra dalla candidatura importante di Giorgio Airaudo, speculare a quella di Stefano Fassina a Roma, coltivava il sogno nemmeno tanto proibito di chiudere il match al primo round. Qualcosa è scattato nell'elettorato: la forbice si è progressivamente chiusa, Appendino, assai diversa dalla romana Virginia Raggi, parla il linguaggio della Torino bene. Adattandolo alle torsioni dei 5 stelle. E con le difficoltà della destra ha capitalizzato il voto di opposizione ala giunta uscente. Ora il duello si fa appassionante. Se una vittoria della Raggi lancerebbe i Cinque stelle, un successo dell'Appendino sarebbe un vero terremoto. E aprirebbe una crisi gravissima dalle parti del Pd.

«Noi abbiamo fatto quello che potevamo - spiega al Giornale Osvaldo Napoli di Forza Italia - il centrodestra era diviso e il partito spaccato e senza risorse». La Lega traina il candidato Alberto Morano, accreditato di un pacchetto di voti compreso fra l'8 e il 10 per cento. Più indietro Napoli e il centrista Roberto Rosso che viaggerebbe fra il 3,5 e il 5%. Briciole. Ora comincia la caccia al voto dei moderati. Decisivo per un ballottaggio che potrebbe risolversi al fotofinish.