Fassino mette la Quercia in soffitta tra le lacrime Pse, Rutelli si "corregge"

Il segretario Ds chiude l'ultimo congresso del partito: &quot;Il Pd non nasce da una operazione burocratica. Scriveremo una pagina di storia&quot;. Amato: &quot;Amareggiato per chi si chiama fuori&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=172641">Mussi saluta e se ne va</a></strong>. E <a href="/a.pic1?ID=172645" target="_blank"><strong>Rutelli fa mezza retromarcia sul Pse </strong></a>
<strong><a href="/a.pic1?ID=172641"></a></strong>

Firenze - ''Se ancora qualcuno pensa, ma credo che la polemica sia archiviata, che la costruzione del Partito Democratico possa scaturire da una operazione burocratica, il congresso l'ha smentito. Un grande partito non nasce da un incontro di nomenclature, ma da grandi passioni e ideali di uomini e donne''. Così il segretario Ds, Piero Fassino, ha cominciato dal palco del congresso della Quercia, il suo intervento finale. Un ringraziamento va ad Angius e a Mussi: "Con i loro interventi hanno consentito di arricchire il nostro dibattito. Da questo dibattito tutti usciamo più ricchi - dice Fassino- sia chi condivide la scelta del Pd, sia chi ha dubbi sia chi mantiene una contrarietà".

C'è spazio anche per le lacrime, ma solo alla fine, quando a prevalere sulle parole è l'emozione. Fassino ha il compito, non facile, di chiudere bottega e di gettare le basi per l'apertura di una nuova avventura. Non nasconde le proprie ambizioni il segretario della Quercia. ''Non bisogna tirare fuori dai cassetti i coccodrilli scritti in anticipo'', dice polemizzando ai gioralisti. Certo, ammette Fassino, non c'e' più la ditta, prima falce e martello e poi Quercia, a coprire le spalle e anche le divisioni che rimanevano in famiglia. ''Abbiamo già provato - evidenzia - altre sfide difficili, con discussioni e divisioni quando passammo dal Pci al Pds e poi ai Ds, ma riguardava solo noi. Ora non siamo più soli e abbiamo l'ambizione di costruire qualcosa con altri''. Ma, come diceva Bertrand Shaw, ''Io sogno cose che non sono ancora avvenute''.

Il segretario Ds tira dritto lungo la strada del cambiamento e non teme diktat. Giunge persino a interpretare come un passo in avanti l'altolà che Rutelli ha posto in merito all'eventuale ingresso del nuovo soggetto politico nel Partito socialista europeo: ''Ha detto 'insieme al Pse' perché lui per primo sa che per costruire l'unità dei riformisti, il 90% sta nel Pse''. Quindi la soluzione è il dialogo tra Pd e Pse per costruire ''un nuovo rapporto'' così come il dialogo è la chiave di volta ''per cercare soluzioni condivise'' sui temi etici. Operazione, però, tutt'altro che facile partendo da posizioni assai distanti. Fassino si sforza di dimostrare di non aver paura dei salti nel buio. ''La nostra storia non finisce qui, ce la faremo e ancora una volta scriveremo una pagina di storia''. ''Piero! Piero!'', lo acclamano i delegati. La tensione si scioglie e Fassino si lascia andare alla commozione, senza nasconderlo.

Amato: "Da socialista credo nel nuovo partito" ''Sono qui da vecchio socialista per dirvi che credo nel Partito democratico e sarò con voi e con tutti quelli che lavoreranno nella sua costruzione. Vi ringrazio per l'impegno unitario, per il coraggio necessario per affrontare il cambiamento, necessario ma difficile''. Inizia così l'intervento del ministro dell'Interno, Giuliano Amato, al congresso dei Ds. Presentato come ''compagno'', Amato puntualizza subito il suo passato e la sua anima socialista, ricordando che oggi con il Pd ''si compie quel processo al quale io stesso ho dedicato il mio impegno, quando ho rappresentato nella presidenza del Pse i Ds e lo Sdi. E l'ho fatto nell'aspettativa che entrambi i partiti sarebbero giunti all'unità anche in patria''. Ecco perché, continua, ''mi amareggia profondamente che, quando l'unità si può realizzare, uno dei due partiti si chiama fuori. Così come mi amareggia chi lo fa anche dentro i Ds. Scissioni e separazioni danno sempre forza momentanea ai protagonisti, ma indeboliscono i movimenti, non a caso vissuti con autentica sofferenza, come una disgrazia. Quindi, mi auguro che anche dalla costituente socialista possa arrivare lo stimolo all'unità''. ''Il compito della politica riformista - prosegue Amato - è uscire di casa per costruirne una più grande, affinché le lacerazioni possano essere filtrate e ricomposte nell'identità comune''.