«A Fassino non è bastata la batosta presa un anno fa»

Francesca Angeli

da Roma

«È inutile che i Ds insistano su temi etici sui quali non ci sarà mai una maggioranza in Parlamento. La Quercia ha promosso e gestito da sola un referendum, ha subito una pesantissima sconfitta e ancora non si è chiesta le ragioni di quel fallimento. Anzi insiste sulla fecondazione, un tema decisamente a rischio».
Enzo Carra, rieletto alla Camera con la Margherita, è uno dei firmatari della lettera inviata al leader Francesco Rutelli. Documento sottoscritto da 60 parlamentari, già ribattezzati lobby cattolica, per chiedere che venga rispettata ed ascoltata anche l’ala moderata del centrosinistra. Quella insomma che non condivide il ritiro della firma dell’Italia dalla dichiarazione etica che bloccava il finanziamenti europei destinati alla ricerca sulle staminali embrionali. Decisione presa dal ministro dell’Università. Fabio Mussi e poi difesa dal leader della Quercia, Piero Fassino, che rilancia anche proponendo la modifica della legge 40 sulla fecondazione assistita. «Il programma dell’Unione - ricorda Carra - non a caso toccava con molta prudenza temi tanto delicati perché ci sono posizioni distinte e distanti. E invece ora viene imposta una ingiustificata accelerazione».
Cosa rimprovera a Fassino?
«Se io e la senatrice Binetti avessimo annunciato che volevamo modificare la legge sull’aborto che cosa sarebbe accaduto? Ci avrebbero trattati come reazionari, come teppisti. Personalmente ritengo che la 194 vada cambiata ma so che non è una posizione condivisa. Esiste un sacrosanto dibattito interno in cui è giusto e utile che posizioni diverse si confrontino e al limite si scontrino. Poi però non è che c’è uno più uguale degli altri che decide per tutti».
Sì ma ad un certo punto vanno prese delle decisioni e Mussi lo ha fatto. Se arriva alla Camera la mozione del centrodestra che chiede il ripristino della firma sulla dichiarazione etica lei che fa la vota o no?
«La voterei se non avessi la certezza che verrebbe strumentalizzata e dunque preferirei un’altra via».
Quale?
«Il richiamo di Mussi che così rientrerebbe in sé. C’è la libertà di coscienza e ci si confronta. Poi però le decisioni si prendono a maggioranza e Mussi la maggioranza non ce l’aveva».
Margherita contro Quercia?
«Non è così, non è questione di schieramenti. Vorrei sapere se anche dentro la Quercia tutti la pensano come Mussi o come Grillini o come Fassino. Io dico di fare attenzione perché anche tra gli elettori dei Ds ci sono posizioni diverse altrimenti il referendum non sarebbe clamorosamente fallito. C’è un’avanguardia laica che prende iniziative e decide per gli altri. Se un ministro nella sua competenza decide da solo e in sostanza se ne infischia di quello che pensano gli altri non si va da nessuna parte. Il metodo non va. E questo è un bel problema anche per Prodi. Allora chi ha il coltello dalla parte del manico perché è ministro prende e decide per tutti? Io sono contrario ai matrimoni fra gay e altri la pensano come me. Allora dico: discutiamo, troviamo un compromesso. Ma non si deve fare pressing su temi sui quali non ci sarà mai la maggioranza in Parlamento come la fecondazione».
Perché una lettera a Rutelli?
«Per un confronto. Io l’ho firmata a titolo personale e so che non tutti nella Margherita la pensano come me. La Margherita ha anime diverse. Comincio invece davvero a preoccuparmi di che cosa succede dentro la Quercia».
Cioè?
«Dentro la Margherita c’è confronto ma dentro la Quercia? I Ds hanno proposto un referendum senza dirci nulla, l’hanno gestito da soli e hanno subito una sconfitta pesantissima che evidentemente non è bastata se continuano a insistere sulla fecondazione. Io vorrei sapere come hanno elaborato quella sconfitta politica. Forse al di là degli schieramenti per gli italiani ci sono altre priorità. I Ds non ascoltano le ragioni degli altri, non si interrogano su quanto è successo. Ma che facciamo i guelfi e i ghibellini dentro l’Ulivo?».