Fassino non sta bene, i Ds stanno malissimo

da Roma

Grande animazione accompagna i lavori per l’abbattimento della Quercia. Non poteva essere altrimenti. Compagni sull’orlo di una crisi di nervi, sezioni in subbuglio, accuse di mobbing e tesseramenti gonfiati, avvertimenti in puro stile Comintern: «Mi permetto di suggerire al compagno un po’ di sobrietà... ». Doppiezza togliattiana a chili.
L’interessamento di Marco Follini al Pd, che accredita lo slittamento verso un futuro «postdemocristiano». Gli alleati della Margherita che allegramente ci sguazzano, e denunciano il «vecchio vizio» comunista dell’unanimismo a prescindere. Perché la vittoria bulgara della prima mozione nei congressi di sezione ds li «inquieta» non poco: «Vorremmo essere ben sicuri che tutta quella gente abbia colto esattamente la portata del cambiamento al quale va incontro - scrive il quotidiano Europa -. Non vorremmo che pensassero che tutto resterà com’è sempre stato, visto che in fondo il loro Pci era già un po’ un Pd».
E il fisico del segretario Piero Fassino, poi, che cede sul più bello. Non ha fatto in tempo a dire che «la sinistra non va a casa, non arrotola le sue bandiere», il segretario, che è finito a letto con «febbre alta e congestione bronchiale». Chiari sintomi di affaticamento: «Ho chiesto troppo al mio fisico», ha fatto sapere. «Ha chiesto troppo anche al proprio partito», hanno celiato inclementi quelli di Mussi e Salvi.
La bagarre si accende a Roma e in Calabria, in attesa che i congressi emiliano-romagnoli confermino la portata del successo della prima mozione e la riuscita del piano alternativo della terza mozione, quella di Angius, che viene già chiamata maliziosamente «la lista civetta». Pronta cioè ad accordarsi con Fassino al congresso. Nella sezione Testaccio, ieri mattina, c’era aria di rivolta. Il coordinatore della sinistra di Roma, Massimo Cervellini, ha ragionato sui numeri che dimostrano come nella capitale la caduta di Fassino e compagni sia rovinosa: dal 72 per cento al 59 alla Garbatella, dal 72 al 39 a Testaccio. «Dovranno tenerne conto». Molta rabbia tra i militanti anche per un’intervista di Goffredo Bettini, che minimizzava la portata del tonfo romano. «Ci ha offeso, pensa che siamo ormai dei ciuchi che seguono ora l’uno ora l’altro imbonitore di turno... ». Ancora più gravi le accuse arrivate dal senatore calabrese Nuccio Iovene, a proposito del «clima di ostilità» e del «tesseramento gonfiato», che ha «trasformato i congressi da luoghi di discussione a referendum pro segretario, vecchi vizi da centralismo democratico che vanno a sommarsi con quelli da signori delle tessere di democristiana memoria».