Fassino salta l’incontro coi «colonnelli» Ds

Anche se l’ufficio stampa Ds non lo fa sapere, dall’agenda di Piero Fassino è stata depennata la riunione del direttivo provinciale dei Ds presso il quartiere generale di via Fortezza. Non ci sarà il segretario nazionale dei Ds né gli altri componenti. L’appuntamento è stato cancellato. Motivo? Evitare che lo choc post-elettorale possa avere un effetto ancora più traumatico, magari con il fermo immagine dei dirigenti della federazione diretti verso casa con la valigia in mano perché «coloro che gestiranno la costruzione del Pd milanese devono essere altri da chi ha gestito il partito negli ultimi anni», come sostenuto da Gabriele Messina della segreteria Ds.
Passo indietro dei vertici per andare avanti e con il voto della Provincia di Milano distante ventiquattro mesi. Ma Franco Mirabelli non ci sta a fare le valigie e fa sapere che «il gruppo dirigente ds adesso ha la responsabilità di far nascere il Pd», ragionamenti sulla sconfitta esclusi. Nessun dubbio sulla necessità, osservano alcuni membri della segreteria, che proprio questi mesi di transizione siano talmente fondamentali da non vedere impegnati nella costruzione del Pd i pasdaran della sconfitta, quelli che se ne stanno «saldamente chiusi nella fortezza di via Fortezza» usando un calambour di Ettore Martinelli. Valutazione del consigliere comunale ds che, oggi, non sarà al tavolo di Filippo Penati. Incontro riservato tra il presidente della Provincia di Milano, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e Massimo Cacciari da Venezia per affrontare il tema di un Pd fortemente federale, «piattaforma nazionale ma con proposte politiche legate al territorio».
E mentre quelli di Sinistra democratica, figlio della scissione dai Ds della sinistra interna, preannunciano un gruppo nell’aula consiliare di via Vivaio con tanto di adesione del capogruppo Giuseppe Faglia e dei consiglieri Massimo Gatti e Alessandro Pezzoni, da via Fortezza si annota che «non c’è alcuna richiesta di dimissioni». Conferma che tutto va avanti come «se ne niente fosse accaduto» commentano dal gruppo dell’Ulivo di Palazzo Marino. Dove c’è chi ancora attende - gli indipendenti Colombo, Cometti, Cormio e Zajczyk, ad esempio - una telefonata per fare i conti con il nuovo Partito democratico.