Fassino spacca la sinistra An lancia la sfida ai centristi

Il leader ds: cambiare è possibile Ronchi: servono emendamenti

da Roma

Prodi giura di «non essere preoccupato» dal voto di domani in Senato. Ma la querelle che si è andata aprendo nelle ultime ore sulla questione delle regole d’ingaggio dei nostri militari in Afghanistan dimostra che in verità - al di là della posizione che alla fine assumeranno Forza Italia, An e Lega - la partita resta piuttosto complessa. Con il braccio di ferro tutto interno all’opposizione, certo, ma con le solite contraddizioni della maggioranza che appaiono via via sempre meno sotto traccia. Al punto che a fotografare il tira e molla dentro l’Unione è sufficiente un’istantanea ai due presidenti delle Camere. Con Bertinotti orgoglioso di essere giunto «all’approdo della non-violenza» e Marini convinto che la richiesta di armare meglio i nostri soldati sia «ragionevole».
Insomma, la questione delle regole d’ingaggio (allo stato il contingente italiano in Afghanistan è sottoposto a una serie di restrizioni operative, soprattutto dal punto di vista geografico) è più che mai all’ordine del giorno. Al di là delle parole di Prodi, che da Berlino fa sapere che «per ora in ambito internazionale non se ne è discusso», e dei richiami di D’Alema, che ci tiene a sottolineare come le regole d’ingaggio «non le decidono Migliore o Russo Spena» ma «la Nato sotto l’egida dell’Onu». Un punto, questo, su cui a parte i capigruppo del Prc di Camera e Senato non deve essere troppo d’accordo neanche il segretario dei Ds Fassino. Che ancora ieri andava ripetendo che «le regole d’ingaggio non sono una questione ideologica ma concreta» e «se c’è necessità di modificarle lo si fa». Di più. «Se i nostri militari sul terreno insieme con le altre forze presenti valutano che sia necessario integrare o migliorare le regole d’ingaggio - aggiunge Fassino - non sarà certo il governo o il centrosinistra a creare delle difficoltà: abbiamo tutti interesse che i nostri soldati siano messi in sicurezza». E «se Berlusconi non vota» lo fa solo «per ragioni strumentali». Parole a cui replica a stretto giro Bonaiuti. «Fassino - dice il portavoce del Cavaliere - finge di non sapere che il governo della sinistra ha cambiato la politica estera italiana».
Le argomentazioni del segretario dei Ds sulle regole d’ingaggio, però, convincono anche il ministro della Giustizia Mastella. «Il problema - spiega il leader dell’Udeur - va affrontato perché un tempo non c’erano questa guerriglia accesa e questa infernale primavera. Insomma, è giusto che si cambi perché non si può far finta di nulla e non si può essere consegnati alle stesse regole d’ingaggio di prima».
Sul merito della questione è d’accordo anche l’opposizione. Anzi, una delle ragioni principali che spingono in queste ore Forza Italia e An verso l’astensione è proprio il fatto che il decreto «non tutela affatto i nostri militari». Nel merito, dicevamo. Mentre sul metodo i distinguo restano. Anche perché Ronchi fa sapere che per An «è essenziale» che per garantire regole d’ingaggio adeguate «il decreto venga emendato». Insomma, spiega il portavoce di via della Scrofa, «non è certo un ordine del giorno che può fare la differenza». E sul fatto che si riferisca alla proposta lanciata da Casini (e raccolta con interesse da Marini e Mastella) non sembrano esserci dubbi.
Intanto, mentre Marini, Fassino, Mastella e pure l’Italia dei Valori insistono sulla necessità di cambiare le regole d’ingaggio, dalla sinistra radicale arrivano i soliti, prevedibili strali. Con Russo Spena che derubrica il dibattito ad «assurda chiacchiera». «Le regole - dice il presidente dei senatori del Prc - resteranno quelle fissate nel decreto ed è fuori discussione ogni ipotesi di modificare il caveat sulla presenza del contingente italiano nel sud del Paese». Il capogruppo del Pdci a Strasburgo Rizzo, invece, sottolinea la necessità di studiare al più presto «una exit strategy» non certo con «un aumento del nostro impegno». Mentre non vuole «trucchetti» il leader dei Verdi Pecoraro Scanio. «È lo stesso provvedimento della Camera - dice il ministro dell’Ambiente - e si voti come è stato fatto alla Camera». Netto il suo collega Cento. Il dibatito sulle regole d’ingaggio - dice il sottosegretario all’Economia - non è altro che «una speculazione neocentrista».