Fassino sta col Papa ma la sinistra si smarca «La Chiesa fa politica»

Il segretario: «Sottoscrivo le parole di Ratzinger». La Turco replica: «Il Vaticano pensi alle coscienze» Capezzone: «Entrata a gamba tesa»

Massimiliano Scafi

da Roma

Confronto, «dialogo», «reciproco rispetto». Ma soprattutto niente guerre di religione, avverte Piero Fassino, perché a pochi mesi dal voto non si può certo regalare la Chiesa al centrodestra. La linea è questa. E così quando il Papa difende l’interventismo politico del Vaticano, perché «Dio non può essere bandito dalla vita pubblica», il segretario della Quercia evita la polemica. E quando il Pontefice sostiene che «non c’è giustizia se l’uomo si fa unico proprietario di sé stesso e del mondo», il leader dei Ds si «riconosce» ufficialmente nelle parole di Ratzinger, «che nell’incontro con Ciampi definì del tutto legittima una sana laicità dello Stato, in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo norme proprie, senza tuttavia escludere riferimenti etici». A sinistra però la politica dell’altra guancia non convince tutti. Come Ugo Intini, Sdi, per il quale «non si può essere d’accordo con una concezione della vita istituzionale che si ispiri ai principi religiosi». Come Marco Rizzo, Pdci, che si richiama a Cavour: «Libera Chiesa in libero Stato». E come i radicali, in lista d’attesa per l’ingresso nell’Unione, che parlano di «pericolosa commistione tra norme morali e giuridiche, tra reato e peccato».
Fassino è dunque alle prese con una difficile equazione: difendere i Pacs e lo Stato laico senza urtare il Vaticano, tenere insieme tutto il centrosinistra e senza aprire nuovi fronti con la Santa Sede. Per risolverla, cerca «i punti di contatto». «La società laica - spiega in un convegno dei Cristiano sociali - va vista come uno strumento di sintesi e non di conflitto, capace di superare sia i rischi dell’agnosticismo che quelli dell’integralismo etico. Serve un confronto nel reciproco rispetto». Dialogo, anche quando a dividere non sono i massimi sistemi ma cose molto più pratiche, come i patti di solidarietà. «Bisogna trovare una soluzione condivisa - insiste Fassino -, anche il cardinale Ruini riconosce che il problema delle coppie di fatto esiste».
Ma la strada indicata da Fassino appare troppo stretta. Anche per i Ds. Non fa impressione vedere Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, che attacca Benedetto XVI: «È un’ennesima sovrapposizione sullo Stato che porta a una fortissima limitazione della libertà individuale. C’è un interventismo della Chiesa che non vedevamo da decenni, i dogmi non possono diventare leggi di una nazione». Fa un certo effetto invece sentire che anche la cattolicissima Livia Turco polemizza con il Vaticano: «Il Papa ha diritto di dire tutto quello che pensa e che vuole. Il suo discorso al Sinodo mi trova d’accordo. Lo considero importante, perché richiama alla responsabilità sia i laici che la Chiesa, che deve assumere sempre più una dimensione pastorale, profetica e di formazione delle coscienze e meno di lobby politica, come sta facendo il cardinale Ruini».
Per Ugo Intini «il Pontefice fa bene a chiedere ai fedeli e alle loro coscienze di difendere senza ipocrisie i valori della Chiesa, però non lo si può chiedere allo Stato: tanto più la Cei interviene come attore politico, tanto più si pongono le basi per il superamento del Concordato». Laicismo? «No - risponde - perché nessuno mette in discussione il diritto del Papa di esercitare nei modi che ritiene più opportuni in suo alto magistero. Però, se si accetta una vita pubblica ispirata da principi religiosi, diventa impossibile contrastare il primato di altre religioni negli Stati dove confessioni diverse hanno maggiore influenza». E anche per Daniele Capezzone «la politica della Chiesa sta da tempo violando il Concordato: da un lato vuole preservare i privilegi dei Patti, dall’altra vuole intervenire a gamba tesa nel dibattito politico». «È assolutamente legittimo - aggiunge il segretario radicale - dire “io non lo farei”, mentre è invece illiberale passare al “tu non lo devi fare”».
Sulla sponda papista resta Clemente Mastella: «Ma quale ingerenza? Assolutamente no, il Papa parla ai fedeli, poi c’è chi accoglie l’invito e chi no. Ma non deve esserci un divieto di parola, anche il Vaticano ha diritto di dire quello che pensa».