«Fassino al telefono con Consorte? Prova di una relazione pericolosa»

Cicchitto (Fi): «Anche il “Riformista” rileva come l’ad di Unipol parlasse di leggi violate». Fini (An): «Spero non parlino più di superiorità morale»

Massimiliano Scafi

da Roma

Ma quale tifo, sbuffa Fabrizio Cicchitto. «Quella tra Piero Fassino e Giovanni Consorte - dice - è una relazione pericolosa». Ma quale complotto del centrodestra, insiste: «È stato Arturo Parisi il cinque agosto ad aprire la questione morale contro i Ds, seguito poi da Della Valle, Corriere della Sera, Sole 24 ore, Di Pietro, Flores d’Arcais, Lerner. Ed è stato il Riformista oggi a rilevare che non si è trattato di un errore occasionale». Scrive infatti il quotidiano: «Quando l’allora presidente dell’Unipol ammette con Fassino di avere già in mano insieme ai suoi alleati il 51 per cento di Bnl prima dell’Opa, ed essendo autorizzato a detenerne come Unipol solo il 19 per cento, confessa di aver violato le leggi». Dunque, conclude il vicecoordinatore di Forza Italia, «il centrosinistra se la canta e se la suona da solo: prima la rissa interna, poi per ricompattarsi questa trovata grottesca del complotto».
La Cdl intanto è all’attacco. Gianfranco Fini spera «in una campagna elettorale non influenzata dalla magistratura», però una cosa la vuole dire: «La vicenda Unipol dimostra che il bene non è tutto da una parte né il male tutto dall'altra. La sinistra si è illusa di rappresentare il bene e mi auguro che ora la smetta di considerarsi superiore, perché sappiamo tutti che in tantissime circostanze il dirigente della tal cooperativa aveva in tasca la tessera del Pci». Quanto alla correzione di rotta di Massimo D’Alema, «non serve autocritica, ma una corretta visione della realtà e meno ipocrisia: tutti sanno che le cooperative sono un punto di riferimento in termini economici per la sinistra». Per Fini quindi le parole del presidente dei Ds non bastano: «Dica che non esiste più il partito dei lavoratori, il partito del proletariato. Dica che la sinistra italiana non può arrogarsi il diritto di rappresentare i poveri e gli sfruttati perché è attenta a operazioni di mercato e alta finanza. Perché, come ha detto in maniera un po’ sprovveduta Fassino, fa il tifo per uno scalatore piuttosto che un altro».
E Lorenzo Cesa considera «intollerabile il doppiopesismo messo in campo in questi giorni» dai leader dell'Unione. «Dopo aver cavalcato il moralismo e gli eccessi giustizialisti negli anni di Tangentopoli - sostiene il segretario dell’Udc - oggi la sinistra si trincera nel vittimismo e usa toni minacciosi come la promessa di rispondere colpo su colpo, non si capisce a chi o a che cosa. È inaccettabile che si insulti l'avversario, che si parli di complotti, di aggressioni e di inesistenti superiorità morali solo per evitare l'onta degli intrecci tra politica e affari».
L’inchiesta continua ma per il centrodestra la questione è politica, come spiega Cicchitto, e si chiama collateralismo: «Noi non facciamo nostre le battute insultanti del centrosinistra, ci limitiamo a ricordare che esiste un nodo politico di fondo. Da una parte, come avvenne in occasione della scalata Telecom favorita da D’Alema, c’è un settore dei Ds che vuole tradurre il potere politico in un improprio potere finanziario. Dall’altro c’è il partito in quanto tale che mantiene un legame organico con la Lega delle cooperative e le aziende collegate e che si comporta di conseguenza a livello nazionale e locale».
Per questo, come aggiunge Francesco Storace, «il mea culpa di Fassino è insufficiente, anche se poi l’Unione riuscirà a ricompattarsi». Per questo, come afferma Maurizio Gasparri, «c’è ancora la necessità di capire bene quello che è successo». Che succederà adesso? «Fassino e la sinistra dovranno ancora fare a lungo i conti con questa vicenda. Credo che abbiano un problema con il loro mondo, con i loro militanti, Non credo che la questione si possa risolvere così, anche Walter Veltroni ho visto che si è smarcato, dicendo che l’atteggiamento da tifoso è inopportuno».