Fassino tranquillizza i Ds: non moriremo rutelliani

da Roma

Tutti uniti per il listone dell’Ulivo (ma solo alla Camera) e soprattutto contro il Partito democratico evocato da Rutelli, che piace a Parisi e pure a Veltroni e inquieta assai la Quercia di Fassino e D’Alema.
La direzione ds, riunita ieri, è stata compatta dal Correntone agli ultra-riformisti: «Abbiamo deciso all'unanimità - ha annunciato al termine il segretario - di accogliere la proposta di Romano Prodi di presentare la lista dell'Ulivo per la Camera dei deputati, affiancata dalle liste di partito al Senato e di rilanciare il progetto dell'Ulivo come luogo di incontro e convergenza tra le forze più importanti del riformismo italiano».
Dentro la riunione a porte chiuse, Fassino ha rassicurato i suoi: «Noi non chiediamo alla Margherita di lasciare la casa liberal-democratica, così come noi non intendiamo lasciare la casa socialista in cui abitiamo». La scelta del listone ulivista non è dunque il primo passo verso quella che un dirigente della Quercia definisce «la nuova abiura che qualcuno vorrebbe chiederci, stavolta dal socialismo europeo», con l’obiettivo di «farci restare sempre e comunque i figli di un dio minore, non legittimati a governare in prima persona». Del resto, che questo sia lo spauracchio che i ds vedono dietro l’accelerazione di Rutelli sul partito democratico, con annessi appelli ad abbandonare la famiglia del socialismo internazionale, lo spiegava chiaramente ieri il dalemiano di ferro Latorre: «Se tutta l’operazione si configura come un tentativo di scassare i ds, all’esterno chiedendo di uscire dal Pse e all’interno cercando di destrutturarci, il partito sarà unanime nel respingerlo».
E così è stato ieri. «La questione delle appartenenze internazionali - ha avvertito Fassino - va rovesciata rispetto al modo in cui si è discusso fin qui». Il problema «non è per nessuno liberarsi della propria storia, ma al contrario lavorare ciascuno nelle famiglie di appartenenza per costruire le condizioni affinché anche in Europa si realizzi sempre di più una convergenza di centrosinistra». Linea condivisa: «Bravo Fassino - dice Angius - ha collocato il tema del partito democratico nella giusta prospettiva: non è il primo punto all’ordine del giorno», forse neanche il secondo. Ok anche da Mussi: «Ds e Margherita possono allearsi, non fondersi». D’Alema non è intervenuto in direzione, ma nella sua ultima intervista alla Stampa ha già spiegato ai kennedyan-clintoniani Rutelli e Veltroni che il lavoro «durerà il tempo della prossima legislatura», e che il prodotto finale sarà «un partito italiano, dunque europeo più che americano». Piuttosto, D’Alema ha rilanciato alla Margherita la sfida dei gruppi: se si ha tanta fretta a fare il partito democratico, «prendiamo l’impegno a fare i gruppi unitari dell’Ulivo» dopo le elezioni. «Tanto non si faranno, se non saremo noi sarà lo stesso Rutelli a dire no», prevede un esponente della segreteria ds. Fulvia Bandoli, della sinistra ecologista, chiude la discussione sul partito democratico con ironico scetticismo: «Ho visto altre grandi costruzioni strategiche crollare e non rialzarsi più. E poi Rutelli vuole il partito democratico, D'Alema il partito riformista e Veltroni il partito all'americana. Dunque...».