Fassino, ultimo avviso a Bertinotti «A Torino ci giochiamo la faccia»

Il segretario ds: «Olimpiadi banco di prova, serve coesione. Lo sa anche il leader Prc». Che però insiste: «No, è il programma quello che conta»

Emanuela Fontana

da Roma

La coerenza e l’elettorato radicale della piazza. In bilico tra questi due fuochi si avviano alle Olimpiadi come pattinatori alle prime armi gli esponenti dei ds, con messaggi cifrati all’anello di congiunzione (Fausto Bertinotti) tra la coalizione istituzionale e i no global, che ora stanno rovinando la festa ma che il 9 aprile potrebbero avere un peso. Salvare la faccia e la fiaccola, ma anche i voti. È questa la missione di un centrosinistra in cui per la prima volta Piero Fassino ha metaforicamente alzato la voce alla vigilia dei Giochi nel nome della responsabilità: «Una coalizione di governo - ha dichiarato - deve rispettare le posizioni di ciascuna forza politica ma poi deve chiedere a ciascun membro della coalizione coerenza con le scelte di fondo e la sua cultura di governo». Quindi l’annuncio di un test di solidità per gli alleati: «Da questo punto di vista, le Olimpiadi sono un buon banco di prova - ha avvertito il segretario ds a Radio Anch’io - e mi auguro che intorno al successo di questo avvenimento si determini una coesione molto forte, non solo del centrosinistra, ma di tutte le forze politiche, perché le Olimpiadi sono una grande immagine del Paese e che vadano bene è interesse di tutti». Senza sapere che risposta avrebbe ricevuto qualche ora dopo, Fassino ha assicurato i radioascoltatori: «Bertinotti si rende conto dell'impopolarità e della inopportunità delle contestazioni». I Giochi sono per gli atleti, non un «esame» per la coalizione: così il segretario di Rifondazione ha rimbalzato a Fassino la sua proposta, nonostante 24 ore prima avesse tirato le orecchie al no global e suo candidato Francesco Caruso che «boicotta la fiaccola»: «Le Olimpiadi sono il banco di prova degli atleti, il banco di prova dell’Unione è il programma e le cose da fare nel programma».
Eppure anche la stampa vicina spinge il leader del Prc nella direzione fassiniana della responsabilità. Ieri il quotidiano della Margherita Europa lo ha incalzato: «Alza quel muro, Fausto». Le barricate vanno erette contro «frange di movimento che hanno lui nel mirino - scrive Europa - e con lui il progetto del centrosinistra di governo. A Bertinotti non rimane che trarre l’ultima conclusione dalla sua scelta di alleanze. E tirare su tutti muri che vanno tirati su quando il clima si surriscalda». Sull’Unità, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, definisce il leader comunista «ambiguo»: «Bertinotti non può candidare Caruso, leader no global, e allo stesso tempo farci sapere che lui non può e non vuole fare nulla». Il Manifesto invece difende il Prc: «Il colpevole, o capro espiatorio, è Rifondazione comunista, accusata di compiacenza di fronte alle contestazioni della fiaccola».
Sullo stesso asse di Bertinotti anche il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto lascia cadere nel vuoto l’appello di Fassino: «È bizzarro - commenta - definire le Olimpiadi il banco di prova dell’Unione, il banco di prova è il governo». Intorno al segretario ds si erge a difesa la sinistra moderata: «Chi mette in discussione questa grande occasione ne deve assumere tutte le responsabilità», insiste l’europarlamentare della Margherita Enrico Letta. Le Olimpiadi sono un cancelletto di partenza per l’Unione a cui seguirà un redde rationem: «Credo che questa vicenda sia una cartina di tornasole - riflette Letta - e credo che i comportamenti che verranno tenuti in questa vicenda dovranno essere vagliati attentamente perché penso che sia assolutamente non accettabile qualunque comportamento che non tiene conto del valore aggiunto che le Olimpiadi portano».
Eppure alcuni esponenti ds continuano a buttare acqua sul fuoco: «Le dichiarazioni del presidente del consiglio sul carattere eversivo del movimento “no global” stupiscono per la loro gravità», attacca il responsabile difesa e sicurezza del partito Marco Minniti. Nello stesso tempo mantiene però la linea del segretario: «C’è bisogno da parte di tutti, e innanzitutto dei movimenti, di una straordinaria assunzione di responsabilità per far sì che tutto possa svolgersi nella massima regolarità». Responsabilità in primis del governo, Minniti sposta il baricentro della questione: «Il governo deve occuparsi di garantire la sicurezza, di impedire le provocazioni evitando perniciose generalizzazioni».
Nonostante il boicottaggio condannato da quasi tutte le forze politiche, c’è chi ritiene i no global una «risorsa» anche in questo momento. È il pensiero del coordinatore dei Verdi Paolo Cento: «La destra sta usando le Olimpiadi e le contestazioni per aprire una nuova fase di criminalizzazione dei movimenti». I no global «sono espressione della società civile, cioè una risorsa per un governo di rottura con le politiche liberiste e antiecologiste che hanno caratterizzato l’ultimo decennio».
Il centrosinistra deve «fare i conti» con le istanze del movimento. «Il vero eversore è Berlusconi», chiarisce il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. La «condanna» delle violenze è «chiara e netta», ma «manifestare pacificamente è legittimo».