Fassino vince, ma prende in giro gli elettori Pd

L’ex segretario dei Ds supera Gariglio col 55 per cento e sarà il candidato
sindaco del centrosinistra. Nel 2007 siglò il "Patto generazionale" con
cui si impegnava a far largo ai giovani: "Dopo i 60 anni smetto". Oggi
però ne ha 61

Torino - Il 20 marzo del 2007, quando era ancora arrampicato in cima ai rami della Quercia sulla poltrona di segretario dei fu Ds-quasi Pd, l’aveva giurato: basta ruoli di leadership dopo i 60 anni. Si chiamava «Patto generazionale», l’avevano sottoscritto politici vari più o meno giovani, da Italo Bocchino a Marco Follini, da Giovanna Melandri a Daniele Capezzone. E anche lui, Piero Fassino, che di anni all’epoca ne aveva 58, l’aveva siglato, e con grande entusiasmo. Con lo stesso entusiasmo con cui, a 61 anni, si è lanciato in pista per diventare, lui già veterano del vecchio Pci, il nuovo sindaco di Torino. Le primarie Pd lo hanno incoronato ieri, secondo i dati parziali ha stracciato gli altri concorrenti con il 55 per cento di preferenze. Con buona pace di giovani e nuove leve. E dell’impegno a farsi da parte allo scoccare della sessantesima primavera firmato coram populo.
«È vecchio chi non ha idee, io penso in questa campagna elettorale di avere dimostrato di averne molte di idee, le ho misurate con la città e ho riscontrato che intorno al mio programma c’è un grande consenso», ha dichiarato sdegnato qualche giorno fa il tutto «ex» - ex militante del Pci, ex segretario provinciale a Torino del partito dal 1983 e il 1987, ex segretario nonché ultimo segretario dei Ds, ex ministro - a chi gli faceva notare che la sua corsa alla poltrona di sindaco non era proprio quella di un giovane politico di primo pelo. Ma tant’è, alla fine, le primarie gli hanno dato ragione. Hanno dato ragione a lui, e hanno dato ragione anche all’establishment del Pd targato Bersani, ancora fresco di batoste da primarie a Napoli e a Milano, che su Fassino ha scommesso la faccia e in prospettiva anche la tenuta della segreteria. Il dato ufficiale è arrivato in tarda serata. Ma proprio in base alla forte partecipazione - 52mila 922 votanti, il tetto previsto dei 40mila sforato già alle 18, lunghe code ai seggi, un record assoluto rispetto alle precedenti primarie piemontesi - tutti davano per scontato il risultato finale: l’incoronazione di Fassino a candidato sindaco al posto di Sergio Chiamparino. Vittoria netta di Fassino anche secondo i dati parziali, a metà spoglio: l’ex segretario dei Ds al 55, lo sfidante Davide Gariglio fermo al 27, e dietro tutti gli altri (l’ex Pdci Gianguido Passoni, Silvio Viale e Michele Curto). E infatti a Fassino le congratulazioni sono arrivate prima ancora che lo spoglio cominciasse. Al vincitore hanno fatto gli auguri il segretario Bersani e l’ex premier Romano Prodi. Persino Veltroni si è fatto vivo: «Mi auguro che vinca Piero», ha tifato alla trasmissione In onda su La7. E sull’onda dell’entusiasmo ha aggiunto: «Le primarie andrebbero codificate per legge per tutti i partiti». E Fassino, commosso, ha cantato vittoria ben prima dei dati definitivi: «Da domani lavoreremo uniti per una grande vittoria a maggio. Il lavoro è la priorità delle priorità. La città oggi ha dimostrato di avere risorse ed energie per continuare a crescere».
Nulla da fare per i giovani. E soprattutto per il giovane Davide Gariglio, 43 anni, ex presidente del Consiglio regionale del Piemonte e punto di riferimento dell’ala cattolico-moderata del Pd piemontese. Anche se i candidati erano cinque la vera sfida era a due: Fassino, la tradizione, lo zoccolo duro di un partito che ha cambiato nome ma che, a parte l’eccezione delle ultime Regionali, tiene in pugno Torino da anni; e Gariglio, il nuovo che puntava sullo slogan «Avanti i giovani» e sul ricambio generazionale, un «rottamatore» alla Matteo Renzi in salsa piemontese. Invece il «giovane dentro» Fassino aveva scommesso sul motto «Gran Torino», modello storico di Ford dedicato alla Fiat di Gianni Agnelli, quanto di più legato alla tradizione potesse esserci. Scommessa vinta. Non per Torino secondo il coordinatore regionale Pdl, il senatore Enzo Ghigo: «Fassino e Gariglio sono facce della stessa medaglia. La vittoria di Fassino alle primarie non è elemento di discontinuità. La vera alternativa per il governo di Torino è il centrodestra».
Ma il Pd va avanti con Fassino, che giovane, politicamente, non è affatto, ma che per i giovani fa il tifo. Parola sua, quando giurava che a 60 anni si sarebbe messo da parte: «Perché non prevedere – aveva proposto nel 2007 – nello statuto del futuro Partito democratico, norme che facilitino il ricambio delle classi dirigenti lasciando spazio alle giovani leve? Si potrebbe stabilire che anche un partito, come avviene oggi già per i sindaci, abbia un limite di mandati negli incarichi dirigenti». Piaceva molto a Fassino il «largo ai giovani». A parole, solo a parole. Tre anni dopo, col Pd dilaniato e onniperdente, è tutta un’altra storia.