Dal fast food alla casa dell’orrore: l’alibi smontato minuto per minuto

Dalle ore 21,30 alle 23,20: questo il lasso di tempo che ha tradito i Romano

nostro inviato a Erba (Como)

Chilometro dopo chilometro. Passo dopo passo. Minuto dopo minuto. E uno scontrino-chiave su cui c'è stampato un orario ben preciso: le 21,30. Abbiamo provato a ripercorrere, ieri, l'itinerario dell'alibi. Il percorso che Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi di Erba, in carcere con l'accusa di omicidio plurimo, avrebbero compiuto la sera della mattanza di via Diaz. Abbiamo provato a raggiungere il locale di Como, dove dicevano di aver consumato un pasto, proprio mentre Raffaella, sua madre Paola, il piccolo Yossuef, e la vicina di casa Valeria Cherubini venivano sgozzati dagli assassini. Dichiarazioni che, per sostenere invano la loro estraneità ai fatti, hanno cercato di opporre alle domande dei magistrati fino al crollo e alla confessione dopo nove ore di interrogatorio. Abbiamo mostrato la foto dei coniugi per rinfrescare la memoria del personale o dei titolari dei locali, e abbiamo parlato di un particolare tutt'altro che irrilevante ai fini delle indagini: lo scontrino che i due vicini di casa di Raffaella avrebbero esibito ai carabinieri a sostegno della loro difesa. Risultato? Un alibi che non avrebbe mai potuto reggere.
È la sera dell'11 dicembre 2006, la sera della strage. Seguiteci.
19,55-20,15: È in questo lasso di tempo che gli assassini compiono la strage in via Diaz, lasciando nella cascina gravemente ferito, ma solo perché lo credono morto, Mario Frigerio, il pensionato sessantenne che, salvandosi miracolosamente, diventerà il supertestimone della vicenda. L'uomo che incastra Olindo Romano con una dichiarazione che non lascia molto spazio alle congetture: «Sì è stato lui ad aggredirmi, è stato il nostro vicino, sembrava un diavolo...».
20,30: Olindo Romano e sua moglie Rosa non potevano materialmente aver lasciato la casa dell'orrore prima di quest'ora. Prima di aver ripulito l'appartamento, le scale, il pianerottolo, dove i vari delitti sono avvenuti. Prima di aver appiccato le fiamme per cancellare le tracce e prima di essersi cambiati gli abiti insanguinati e di raggiungere la loro Seat Arosa che alcuni testimoni, non hanno più visto, dopo quest'ora, parcheggiata in strada.
20,53: Ventitré minuti, cronometrati con l'ausilio del navigatore in una situazione di traffico medio, per raggiungere da via Diaz il centro di Como, parcheggiare e recarsi in uno dei tanti locali che ci sono attorno al Duomo. Ma quale locale? Il McDonald's di via Plinio, 2 vicino al parcheggio di piazza Volta dove Olindo Romano avrebbe sistemato l'auto.
21,30: Sullo scontrino, consegnato dai due coniugi ai carabinieri, c'è scritta quest'ora e non le 23,30 come qualcuno aveva sussurrato inizialmente. Se si trattasse effettivamente delle 21,30, va detto che è un orario assolutamente compatibile con la ricostruzione che stiamo facendo ma non poteva, non avrebbe mai potuto scagionare i coniugi dalle accuse. Tiziana la responsabile del McDonald's di via Plinio non se la sente di escludere categoricamente che Olindo e la moglie Rosa siano stati lì quella sera. Come non lo escludono gli atri addetti del locale, Rosanna, Adele, Edoardo. E, a proposito di orario, Tiziana ricorda che dal lunedì (l'11 dicembre era un lunedì) al giovedì il locale di via Plinio chiude alle 23. Se è vero come è vero che Olindo e sua moglie hanno sempre parlato di scontrino allora è sicuro il fast food era il luogo ideale per consumare un pasto veloce, supportare un alibi e tornare come vedremo a Erba, giusto in tempo per fingere di assistere da spettatori all'intervento dei vigili del fuoco e dei carabinieri nella cascina dove abitano.
22,30: È all'incirca a quest'ora che Olindo e la moglie camminano in via Volta, a pochi passi da via Diaz. Passano davanti a un pub, che fino a un paio d'anni prima era gestito proprio da Mario Frigerio, e qui incrociano un gruppetto di persone tra cui due sono i figli di una signora dove Rosa ha lavorato come domestica. Il tentativo di rafforzare la messinscena continua. «Rosa - hanno raccontato quei due testimoni ai carabinieri - appariva sconvolta per quanto era accaduto in via Diaz, vacillava, sembrava svenire».
23,10-23,20: Le riprese degli operatori televisivi e alcune fotografie mostrano chiaramente che, nei concitati momenti dell'allarme con l'intervento di pompieri e carabinieri, Olindo Romano staziona nella corte in mezzo agli altri curiosi e anche la moglie Rosa è in cortile e chiede con apprensione ad un vigile del fuoco notizie dell'incendio e dei danni che può aver provocato alla loro casa. È forse il tentativo più disperato quanto inutile di mascherare la loro responsabilità in questa vicenda agghiacciante.