Fastweb, ora all’orizzonte spuntano i fondi privati

Secondo il «Financial Times» sarebbero cinque gli investitori internazionali interessati all’acquisto della società

da Milano

Nuovi acquirenti in vista per Fastweb. Alla società a banda larga sarebbero interessati alcuni fondi di private equity internazionale e italiani. Così ieri le azioni dell’azienda fondata da Silvio Scaglia hanno chiuso a Piazza Affari in deciso rialzo: più 2,51% a 40,79 euro.
A spingere Fastweb sotto i riflettori, dopo le indiscrezioni emerse nei giorni scorsi su possibili pretendenti alla società, in seguito all’uscita dal capitale della famiglia Micheli e al possibile disimpegno di Scaglia, ci ha pensato il quotidiano economico britannico Financial Times che dalle sue colonne ha fatto i nomi di cinque fondi interessati a mettere le mani su Fastweb: Apax Partners, Providence Equity, Permira, Bc Partners e Carlyle Group.
Nomi di spicco dunque apparsi, negli ultimi tempi, particolarmente attratti dal settore delle tlc reso sempre più appetitoso, a livello mondiale, dallo sviluppo delle tecnologie di trasmissione a banda larga e dalla convergenza dei media nel nome di Internet.
Le cinque società di private equity, il Carlyle Group tra l’altro ha da poco accolto nelle sue file Marco De Benedetti in qualità di direttore operativo per l’Italia, avrebbero già avviato contatti informali con Fastweb anche se, a giudizio di Ft, sembra difficile ipotizzare una chiusura dell’operazione prima del 2006. Del resto non c’è fretta anche perchè Scaglia ha dato mandato alcune settimane fa a Deutsche Bank di valutare diverse opzioni strategiche tra cui possibili alleanze. L’istituto di credito tedesco però non dovrebbe preparare le proprie raccomandazioni e compilare dichiarazioni di interesse prima della prossima primavera.
In attesa di passi in avanti concreti, nonostante il silenzio delle parti in causa, Fastweb non smette di essere al centro dell’attenzione del mercato e della finanza internazionale. Lo spazio per nuovi soci esiste dopo l’uscita dal capitale della famiglia Micheli e l’annuncio del presidente e fondatore, Silvio Scaglia (attualmente titolare del 25%), di avviare un processo di valutazione di alternative strategiche. Con l’obiettivo, tra gli altri, di preparare la società, «il cui controllo è peraltro contendibile, a una situazione in cui il coinvolgimento industriale» dello stesso numero uno possa «nel medio termine diminuire progressivamente».