Fatah e Hamas verso un accordo sul referendum

Ramallah. Si aprono spiragli nella trattativa tra Hamas e Fatah del presidente Abu Mazen per allontanare lo spettro di una guerra civile dopo settimane di scontri e tensioni e per cercare di fare uscire la Palestina dalla tunnel della crisi interna ed esterna in cui si trova dalla formazione del governo islamico. Segnali di ottimismo circa un possibile accordo a giorni sono venuti ieri, soprattutto da parte di Hamas. Il presidente del Parlamento Aziz Dweik ha perfino parlato di un probabile compromesso «entro due giorni», affermando che «il 98 per cento» dei problemi in discussione avrebbe trovato soluzione. Il premier islamico Ismail Haniyeh ha detto che «si può intravedere una soluzione positiva» e che «un progresso tangibile è stato realizzato». Più prudenti i commenti dei dirigenti di Fatah. La trattativa è ripresa nei giorni scorsi sulla base del «piano di pace dei prigionieri» che Abu Mazen ha deciso di sottoporre a referendum il 26 luglio. Secondo un sondaggio, l’80% circa dei palestinesi intende votare per il «sì». Hamas si oppone al referendum temendo che possa provocare una caduta del suo governo, finora ha detto «no» al «piano dei prigionieri», e ha adottato nella trattativa una linea più elastica. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, ha ribadito il suo impegno a favore del cessate il fuoco con Israele e ha negato che Hamas abbia rotto la tregua.