Al Fatah nel caos Scontri e brogli: primarie sospese

da Ramallah

Lo scontro ai vertici del potere è la causa del caos che rischia di travolgere Al-Fatah, il partito del presidente palestinese Abu Mazen, impegnato nelle primarie per la scelta dei 132 candidati alle politiche del prossimo 25 gennaio, che anche Hamas spera di vincere.
Il confronto tra la vecchia guardia, decisa a conservare il potere, e la nuova generazione, che chiede un profondo rinnovamento per meglio affrontare la sfida lanciata dai fondamentalisti islamici, ha raggiunto ieri il livello più critico. L’ufficio di Abu Mazen infatti ha annunciato la sospensione del voto a causa di «brogli diffusi», e ha lasciato intendere che le elezioni potrebbero ripetersi anche in Cisgiordania, dove si è votato venerdì.
I risultati hanno premiato la nuova generazione guidata da Marwan Barghouti, il segretario del partito per la Cisgiordania, in carcere in Israele, dove sconta una condanna a cinque ergastoli. La reazione dei già eletti, quasi tutti volti nuovi, non si è fatta attendere. «Non ci sarà alcuna ripetizione, il voto di venerdì è stato regolare, e si sono segnalati solo episodi isolati di brogli e violenze a danno degli iscritti diretti ai seggi», ha affermato Najat Abu Baker, eletta a Nablus ed esponente di punta dei giovani dirigenti di Al-Fatah.
«Siamo certi che la leadership non ordinerà mai nuove elezioni, che avrebbero solo l’effetto di spaccare il partito», ha aggiunto. Più espliciti altri esponenti dei «giovani» che, in condizioni di anonimato, hanno accusato i dirigenti più anziani di aver fatto pressioni su Abu Mazen affinché vengano annullate le primarie in modo che sia una commissione del partito a scegliere i candidati alle elezioni di gennaio.
Sommerso dalle critiche, Abu Mazen, ritornando dal vertice Euromed di Barcellona, ha annunciato che rispetterà i risultati delle primarie in Cisgiordania e deciderà presto il da farsi nelle zone in cui il voto è stato annullato, come a Gaza, dove miliziani armati hanno fatto irruzione in diversi seggi, alcuni dei quali sono stati incendiati.
Gaza, come ha confermato l’annullamento delle primarie, rimane una polveriera che rischia di esplodere, e Al-Fatah non è la roccaforte del presidente, anzi si sta rivelando una trappola molto pericolosa. Abu Mazen forse non avrà neppure facoltà di inserire suoi candidati nelle liste che il partito presenterà alle elezioni di gennaio.