«Fate ginnastica con il cervello»

da Sarzana (La Spezia)
Non tutto il male viene per nuocere. E se per male intendiamo l’età che avanza, qualche incertezza nel ricordare i fatti recenti e a riconoscere i nomi, non bisogna preoccuparsi più di tanto. È il prezzo della saggezza. A dirlo è un neuropsicologo, Elkhonon Goldberg, direttore dell’Istituto di Neuropsicologia della New York University School of Medicine. Per la verità da tempo Goldberg (58 anni, nato in Lettonia e presto emigrato in America) teorizza e mette in pratica un metodo per mantenere il nostro cervello in forma. Lo ha chiamato «cognitive fitness»: una palestra per stimolare le connessioni neuronali che, se opportunamente modellate, possono rimanere efficienti anche in tarda età. Il tutto è spiegato in un libro fresco di stampa: Il paradosso della saggezza (tempestivamente tradotto da Raffaella Voi per Ponte alle Grazie, pagg. 301, 15 euro).
Goldberg lo ha presentato ieri a Sarzana, al Festival della Mente, rassegna ideata da Raffaele Cardone e Giulia Cogoli. Risultato? Pienone di pubblico, biglietti esauriti e il professore costretto - gongolante - a una doppia performance per accontentare tutti. In tempi in cui i vertici del potere sono pressoché ovunque in mano a oversessantenni e, in Italia in particolare, gli anziani sono sempre più numerosi, il tema appassiona. Goldberg lo sa, e del resto l’idea del libro nasce dalla sua personale esperienza.
Professor Goldberg, la prima domanda inevitabile è: che cosa è questa palestra cognitiva? E, soprattutto, funziona?
«Facciamo un passo indietro. Siamo abituati a pensare al nostro cervello secondo il classico dualismo cartesiano che contrappone mente e corpo. Ma le cose non stanno così. La nostra mente appartiene al corpo ed è governata da meccanismi biologici. Ci danniamo per mantenerci in forma e per apparire giovani nel fisico? Ebbene cominciamo a farlo anche con la mente».
Con un fitness molto particolare...
«Abbiamo osservato che gli individui che avevano subìto danni cerebrali riuscivano a progredire grazie a esercizi mirati che stimolano le connessioni neuronali. Oggi quella che chiamiamo cognitive fitness è una realtà adatta a tutti. La ginnastica al cervello non fa bene solo a chi è malato, ma è una forma necessaria di prevenzione utile a migliorare la qualità della nostra vita durante la vecchiaia».
Non tutti hanno accolto favorevolmente le sue teorie.
«L’iniziale scetticismo della comunità scientifica americana è andato attenuandosi anche se ancor oggi è difficile che un medico di base consigli questo metodo. Ci vuole ancora tempo perché diventi una prassi comune».
Non mancano però le richieste dei pazienti.
«Gli interessati sono soprattutto persone con un ampio bagaglio culturale alle spalle, preoccupate di non essere più all’altezza nello svolgere le loro usuali attività».
L’invecchiamento non rischia di essere un’ossessione?
«Per certi versi lo è. Lo è se diventa una forma di ostentazione del proprio fisico o una mancanza di accettazione dei limiti che inevitabilmente sopraggiungono con l’età. Ma l’urgenza di, per così dire, prolungare la festa è naturale e positiva. Anch’io la sento. E la medicina deve dare una risposta a questa domanda».
Lei vi risponde con un paradosso.
«In effetti il mio ultimo libro pensato per la divulgazione si intitola proprio Il paradosso della saggezza. Questo perché la saggezza, intesa in senso cognitivo, si nutre di due elementi contrastanti: da una parte il bagaglio acquisito dall’esperienza, dalle proprie competenze, e dall’altra la personalità e la tensione verso la novità».
Come a dire: più stimoliamo il cervello più saremo in grado di farlo in futuro?
«Esattamente. Una delle caratteristiche della saggezza - che è per me il premio per chi sconta la vecchiaia - è la capacità di riuscire a riconoscere nell’attività quotidiana modelli di comportamento e pensiero già affrontati, senza fissarsi su di essi ma favorendo le novità».
Un neurologo di fama come lei sostiene che la saggezza nasce da una sorta di intuizione...
«Non parlo dell’intuizione come di qualcosa che si oppone al razionalismo ma di un processo biologico: il nostro cervello, quando funziona bene in tarda età, è in grado di trovare delle scorciatoie. Non è l’illuminazione divina: sono i neuroni, ovvero il nostro corpo, a dare le risposte giuste. A trovare la strada».
In che modo?
«Grazie al lavoro dell’emisfero destro, proteso verso le novità, e di quello sinistro, che rielabora l’esperienza passata. La palestra cognitiva stimola entrambi gli emisferi e dimostra che l’invecchiamento non è solo una cosa negativa. Anzi, è prezioso: ci dà maggiore saggezza cognitiva. Che non è poco».
Si può applicare questo modello anche ai processi creativi?
«Provo a circoscrivere la domanda: se intendiamo per creatività quella capacità, tipica dell’essere umano, di affrontare positivamente le novità, allora possiamo dire che anche in questo caso concorrono due aree del nostro cervello».
Quali?
«I lobi frontali, sede dei processi mentali complessi, che ho chiamato “l’anima del cervello”, e la parte destra, attenta al nuovo. È una teoria nuova e affascinante, ma ancora poco accettata dalla comunità scientifica».
Un programma per creativi che dia presto i suoi frutti potrebbe essere una prova convincente.