Fate tornare a casa lady Mastella torturata per colpire suo marito

Il divieto di residenza in Campania per la Lonardo è una assurda "deportazione". Il vero reato? È moglie di Clemente, che da eurodeputato
non può essere arrestato. Piuttosto è meglio la galera o murata a Ceppaloni

Lasciatela tornare a casa, signori magistrati. Dica una parola lei, signor capo dello Stato, su Sandra Lonardo. Permettetele di rientrare a Ceppaloni, nella sua dimora, in mezzo ai paesani che sono poi la sua famiglia allargata, una volta si direbbe la tribù di cui lei era ed anzi è la castellana, o meglio la mastellana. Circondate poi di mura Ceppaloni, lasciateci dentro lei e i figli, poi buttate la chiave. Sarà una forma di carcerazione di massa incostituzionale, ma è sempre meglio dell’esilio preventivo, che ci risulta anch’esso anticostituzionale e persino più crudele. Costruito sulla base di presunte colpe pericolosissime, tipo raccomandazione a qualche Asl o Arpa o come diavolo si chiamano adesso le organizzazioni ospedaliere e per le bonifiche. Poi giudicatela e speditela in galera, se ci sono prove, ma questa pena dell’espulsione dai propri cari senza condanne e senza pericolosità sociale non esiste dove c’è un po’ di civiltà. Che pericolo costituisce la signora Lonardo? Che raccomandi chi? Adesso? Siamo noi a raccomandare qui lei, e forse è un reato. Ma la raccomandiamo lo stesso.
Abbiamo qualche altra certezza. Se non fosse la moglie di Mastella. Se non fosse sotto tiro permanente e velenoso di De Magistris e Travaglio. Se non fosse sbeffeggiata dalla satira dei compagni della Rai. Eccetera. Se non fosse impopolare, almeno ci sarebbe state associazioni di donne deputate o artiste, quote rosa di qualunque estrazione e provenienza politica, pronte a difenderla. Con un’argomentazione molto semplice: i figli non devono pagare delle colpe dei padri, ma da che mondo è mondo neanche le donne devono essere messe ai ferri per punire il marito. Almeno dove regge lo Stato di diritto. Invece tutti sappiamo che Sandra è punita per far male al marito, che da parlamentare europeo non può essere arrestato, sperando che il marito ci patisca, e così confessi. Non si sa bene che cosa, ma almeno ammetta che essere Mastella è un reato, e dunque anche esserne moglie. Non c’è bisogno che Clementone verbalizzi il racconto di condotte criminali. Si limiti a riconoscere che il suo matrimonio - essendo caratterizzato dal marchio Mastella - è per ciò stesso un'associazione mafiosa, per di più con figli. Il reato contestato alla fine non è infatti una serie di azioni delittuose ma una condizione umana, un’identità considerata pericolosa in sé: essere Mastella. Rivedere le puntate di Annozero santoriano, al tempo del governo Prodi, è un documento impressionante di questa aggressione non sulla base dei fatti, ma del dna, del sangue e della terra natia, quasi siano infamie in sé; e sia suscettibile di avviso di garanzia un certo modo di pensare alla propria moglie, alla famiglia, al proprio paese. La ripetizione ossessiva di battute e vignette di Vauro concentrate su Madre Mastella o qualcosa del genere. La caccia ai presunti privilegi dei figli, attesi con ostinazione fuori dai cancelli.
Essere Mastella può piacere o non piacere, ma non è reato chiamarsi così. Può essere politicamente detestabile lo spostamento continuo da uno schieramento all’altro. C’è un rimedio: non votarlo. Ma alla fine se il cittadino lo vota, e viene eletto ancora, non può essere la magistratura a sostituirsi alla gente. E per di più non può essere punito prima del processo con una pena come l’esilio della moglie che soffoca, strozza l’anima, fa morire una donna come Sandra Lonardo, le cui radici sono proprio quella terra lì, e sradicata da lì a lungo, muore come un canarino fuori dalla gabbia, si secca come un’ortensia trascinata fuori dal giardino. Non è un caso patetico, da circondare di pregiudizio contro una certa maniera di fare politica, ma una vicenda di sostanza gravissima, un’anomalia pensata per ferire, non una tutela delle indagini, ma l’applicazione di una forma primordiale di tortura: la deportazione, per carità senza privazione di cibo e di comodità, ma con la recisione dei legami fondamentali: quelle forbici sono sleali e incivili.
Le carte processuali - ovvio - le assegnano un ruolo personale, a prescindere dal marito Clemente, ma la signora Sandra Mastella capiscono tutti che è punita in modo totalmente anomalo, con una specie di legge ad Mastellam neanche scritta, ma inventata in Procura. Così come inventata di sana pianta, senza alcun nesso con la realtà delle cose, è risultata alla fine l’iscrizione sul libro degli indagati da parte di De Magistris per le vicende calabresi.
Da queste pagine dunque va la solidarietà alla signora Mastella, anzi ai Mastella al completo. Come politici ci possono piacere poco, ma come coniugi, tanto. Non li voteremmo, ma sono brave persone, un esempio raro di sposi che stanno insieme nel dolore e nella malattia.
Ps. A proposito di punire un politico attraverso la moglie. C’è un altro caso. Quella di Rosanna Gariboldi, in carcere a San Vittore da 40 giorni, essendo moglie di Giancarlo Abelli, deputato e vice coordinatore nazionale del Pdl. C’è un’interrogazione parlamentare su questa anomalia. Ma ce un altro fatto di neanche troppo sottile intimidazione: se visiti un carcerato indago su di te. O almeno ti metto a ogni buon conto su una lista alla mia attenzione di pm. Spiego: la Gariboldi è stata visitata in carcere da deputati così come il ruolo di parlamentare implica come dovere ispettivo. Ecco la risposta raccontata da Repubblica: «La scorsa settimana, la direzione del carcere ha inviato un rapporto dettagliato sugli incontri che la signora Gariboldi ha ricevuto in cella» (24 novembre pagina 21). Che cosa dice il capo dello Stato di questa schedatura di deputati da parte della Procura di Milano? Glielo chiedo come garante della democrazia e dell’equilibrio tra i poteri.