«Fatemi uscire dall’ospedale voglio andare a morire a casa»

da New York

Paul Newman, l’indimenticabile protagonista di innumerevoli film d’avventura e di vecchi western, l’attore col sorriso più fotogenico al mondo, il campione di automobilismo e l’uomo d’affari che aveva creato in cucina un impero miliardario dei condimenti da insalata, si sta preparando a morire. A lasciare un’America e una famiglia che lo adorano e una vita che gli ha regalato un posto d’onore nel firmamento delle grandi star.
Dopo aver lottato a lungo con il tumore che lo scorso anno l’aveva colpito ai polmoni, dopo essersi affidato a chirurghi e terapie, Newman ha chiesto alla sua famiglia di riportarlo a casa, dove intende morire lontano dai riflettori. La terribile notizia è stata riportata ieri dalla stampa britannica e ha devastato il mondo del cinema americano che in lui vedeva l’ultima grande leggenda di una Hollywood che non c’è più.
L’attore, che era nato a Cleveland ed era cresciuto nel Mid West più americano, secondo il Sun e altri giornali avrebbe solo poche settimane di vita e non vuole chiudere gli occhi nel letto della stanza asettica dell’ospedale di New York dove, fino all’ultimo, ha cercato di lottare contro il male del secolo. Ma questo tragico copione che la vita gli ha imposto a 83 anni non avrà un lieto fine e Newman lo sa. Per questo ha chiesto a medici e amici di riportarlo a casa, dove la privacy lo proteggerà, forse per la prima volta, dalle luci di una vita sempre vissuta in palcoscenico, sempre pubblica e all’insegna del sorriso.
A rivelare agli americani che il protagonista di innumerevoli pellicole e il vincitore dell’oscar quale miglior protagonista nel 1986 del Colore dei soldi stava male erano state delle foto circolate a giugno. Newman era stato ritratto durante una serata di gala in onore della sua fondazione per i bambini disagiati, «A hole in the wall», alla quale aveva devoluto buona parte dei miliardi (più di 200 milioni di dollari dal 1982) del ricavato delle vendite di condimenti per l’insalata della sua Newman’s Own. In quelle fotografie, apparse sul sito di Martha Steward, per la prima volta Newman era apparso fragile e spettrale, magrissimo, come un’immagine molto diversa da quel bellissimo uomo che fino a pochi mesi prima aveva avuto fascino da vendere. Già l’attore aveva completato uno dei cicli di chemioterapia al Weill Cornell Medical Center di New York e la diagnosi non era a suo favore. Così, nei giorni scorsi, forse ascoltando i suggerimenti dei medici e forse tirando i conti di una vita che gli aveva regalato successo e amore, aveva chiesto a sua moglie di riportarlo nella villa di Westport, nel Connecticut, a morire. Joanne Woodward, sua moglie dal 1958 e le sue cinque figlie (tre avute con la Woodward e due dalla sua prima moglie, Jackie Witte) sono venute a prenderlo su una sedia a rotelle per riportarlo in quella campagna che lui aveva sempre amato.
«Non voleva morire in ospedale», ha detto una fonte al giornale inglese, contraddicendo il quasi forzato ottimismo col quale il suo portavoce, Jeff Sanderson, continuava a sostenere che Newman era ancora «ottimista e sereno».
«Joanne e le sue figlie sono devastate dal dolore» aveva dichiarato un amico al Sun. «Paul ha passato le ultime settimane a mettere ordine tra le sue cose».
Generoso come sempre, Newman avrebbe regalato la sua amata Ferrari (col suo numero fortunato, l’ottantadue), a un amico. «Ed è una cosa che ha fatto arrabbiare le figlie, è difficile per loro accettare quel che sta per succedere».
Newman aveva abbandonato il set nel 2007, annunciando durante un’intervista a Good morning America che non avrebbe più recitato. «Purtroppo non riesco più a farlo al livello a cui sono abituato», aveva ammesso l’attore che aveva debuttato sullo schermo nel 1954 nel film The silver chalice, («Uno dei peggiori film della storia del cinema», era solito sorridere) prima di conquistare la fama con una lunghissima lista di titoli che hanno acceso la fantasia del pubblico di mezzo secolo. Un mese fa aveva anche rinunciato al suo ruolo di regista della produzione teatrale di Westport di Uomini e topi. E adesso il pubblico e gli attori del piccolo teatro a un chilometro dalla sua villa dove Newman aveva rivelato i segreti del mestiere alle giovani promesse, già si prepara all’addio. Ieri attori e tecnici, tra le lacrime, si sono rifiutati di speculare sugli ultimi giorni di un uomo che, coi suoi magici occhi blu e con un sorriso tutto americano, ha scritto la storia del cinema.