«Fatica e botte, questa sì che è vita...»

Pugni e tv, spettacolo e sofferenza. Clemente Russo non è più solo una faccia da pugni. Insieme a Roberto Cammarelle è il leader della nazionale di boxe, tintinnano le medaglie al petto. Russo è uno di quelli di Marcianise, la nicchia dei germogli pugilistici, strappato al veleno della malavita.
Vero Russo?
«Che dire? A Marcianise c’è tanta disoccupazione. Ma ora camorra e criminalità sono quasi a zero. Prima, alle dieci, era un coprifuoco: guai uscire».
Poi?
«In due notti 60 arresti e tutto è migliorato. Prima c’erano due morti a settimana. La boxe per noi era la vita. La palestra ti salva in una realtà dove non c’è lavoro».
I genitori non aiutano?
«Quelli che sono intelligenti, tengono ai figli, soprattutto li tengono fuori da certe realtà. Ma ci sono quelli che si mettono in poltrona e mandano i figli a far certi lavoretti».
Lei è uno degli allievi del maestro Brillantino. Con lui avete dribblato la malavita?
«Brillantino mi veniva a prendere alle 6,30 del mattino, mi faceva allenare, poi mi mandava a scuola. Al pomeriggio, dalle 4 alle 8 mi teneva in palestra. Ne uscivo stremato e andavo a letto presto».
Boxe per non divagare?
«Non solo. Il mondo della boxe ti cambia la vita. Una decina di noi sono entrati nelle Fiamme Gialle. Ho un cugino che tirava pugni, si è arruolato ed ora studia giurisprudenza. Marcianise oggi ha 50mila abitanti, ma tre società pugilistiche. Si lavora in strutture pubbliche, tutto è gratis. Anche la doccia. Voglio dire: non abbiamo soldi per fitness e body building».
Il pugilato è fatica e botte...
«Appunto. Solo mia mamma ricorda il nervosismo che mi ha preso quando sono dimagrito 10-11 kg. Non mangiavo, a volte alzavo la tovaglia. Però ne sono stato ripagato. Servono costanza, fortuna, bravi allenatori, passione».
Ora va forte anche in tv...
«Quella è una cosa in più. Il primo obiettivo è vincere con la boxe. Poi se mi chiamano...».
L’ultima prova televisiva?
«Si chiama: “Buona la prima”, cabaret con Ale e Franz. Devi improvvisare: ho fatto gli ultimi 20-25 minuti. Dai gesti che vedevo, pare ci sapessi fare».
Che non è come tirar pugni...
«Sì, soprattutto ora che puntiamo al mondiale di Milano. Vorrei una marea di pubblico».
Con i cubani è arrivato, sarà il profumo della loro boxe?
«Forse. Ma ora anche la nostra boxe comincia ad avere un bel profumo. Ci siamo noi».