Il faticatore prestato dal rugby «Troppi i pregiudizi sulla vela»

Sei anni nella palla ovale e laurea in economia: «Ma questo non è uno sport difficile e costoso»

Si chiama Romolo e ha accompagnato la prima visita turistica della Coppa America a Roma. Una prima assoluta vederla sul terrazzo che domina i Fori Imperiali. Romolo Ranieri per sei anni ha giocato nel Rugby Parma Fc, laureato in Economia e Commercio è tra i pochi «muscolari» che sono stati scelti a bordo di Luna Rossa fin dalla prima campagna del 2000. Forse l'idea migliore del lavoro dei grinder, quelli che in pratica forniscono la potenza che serve a «cazzare» le vele, la dà il consumo energetico. Nel loro ruolo nei giorni di allenamento si consumano anche più di seimila calorie... significa poter mangiare e mangiare. Il consumo si riduce un poco nei giorni di regata, in cui l'attività è più breve sebbene stressante. Ranieri è uno dei due grinder di prua, ovvero i più vicini all'albero e con il compito di gestire la potenza di bordo secondo le esigenze.
Cosa pensa della Coppa America a Roma?
«Fa parte di un processo di avvicinamento al pubblico di questa manifestazione, questa scelta di portarla nelle capitali è positiva. Dopo Roma sarà Berlino».
Cosa bisogna fare per rendere la vela appetibile al grande pubblico?
«Nella vela si fatica a trasmettere l'emozione che è naturale in sport che hanno la velocità come attrattiva principale. Un grande passo avanti nella popolarità lo hanno dato le telecamere a bordo, che restituiscono il lavoro, la fatica, lo sforzo fisico che si fa a bordo. Fondamentale l'abilità del cronista nel rendere commestibile lo sport. Bisogna combattere l'idea che la vela sia uno sport difficile e costoso».
Questa è la terza campagna con Luna Rossa, che ricordi e differenze?
«La prima è stata eccezionale, sono entrato come ultima ruota del carro e ho stampato nella mente il fotogramma di quando abbiamo tagliato la linea di arrivo dell'ultima regata della Louis Vuitton Cup. Quello è stato un momento di gioia grande, cui è seguita purtroppo la disfatta contro i neozelandesi».
Come vi sentite adesso?
«Il commento che facciamo un po' tutti è che questa edizione sarà più difficile. Le prestazioni delle barche sono molto vicine e non ci sono molti conigli che escono dai cilindri per fare la differenza».
Ma gli uomini e gli equipaggi sono abbastanza valorizzati?
«Lo sport di squadra è anche l'abilità di unirsi per ottenere il risultato. Io voglio vincere questa Coppa con la mia squadra. All'inizio l'equipaggio era un gruppo più piccolo, eravamo ventiquattro, adesso ci sono due equipaggi completi completamente intercambiabili. Questo era un sogno della squadra che consente un diverso recupero fisico. Ma l'equipaggio è a sua volta una parte della squadra».
Vi piace la vita di Valencia?
«Insomma. La Nuova Zelanda era affascinante, sia perché c'è una grande natura sia perché tutti conoscono la vela e partecipano. Sulle prime in Spagna abbiamo incontrato persone che neanche sapevano cos'è la Coppa America. Ci scambiavano per calciatori della coppa america di football. Per fare un bagno in acqua pulita bisogna viaggiare per ottanta chilometri».
Puoi commentare i valori in campo?
«Si è un po' tutto livellato. Oltre ad Alinghi ci sono sempre i tre grossi team, vale a dire noi, Bmw Oracle e Emirates Team New Zealand, ma c'è un grande riavvicinamento di Desafio, Victory Challenge e Mascalzone Latino Capitalia. Bisogna dire che come in F1 quello che premia nella ricerca delle velocità è la costanza nella ricerca dell'evoluzione».
La manovra più faticosa che effettuate?
«Sicuramente i tacking duel, quando si arriva a una trentina di virate in una bolina. Le issate richiedono molta potenza e velocità, come le strambate di gennaker con vento forte».