La fatina che ha domato lo tsunami

Può avere tutto ciò che vuole, guardaroba firmatissimi, capi unici, costosi come un monolocale, colazioni da Tiffany, accessori con la griffe. Può avere tutto tranne un braccialetto di pelle, da poche lire, di quelli che vendono sul lungomare. «Io e il mio fidanzato Simon ne avevamo comprati due, identici, all’inizio della nostra vacanza in Thailandia - racconta Petra, appena un filo di malinconia -. Era come una promessa reciproca, una specie di protezione contro la sfortuna. Sai, quelle cose che si fanno quando si è innamorati? Beh, lo ricordo bene quel giorno: Simon decise di scambiare i braccialetti, io avrei messo il suo e lui il mio. E forse è stato lì, in quel gesto, che la nostra vita è cambiata per sempre...». Quel giorno era il 26 dicembre dell’anno scorso, Simon Atlee, 33 anni, inglese, fotografo di moda, e Petra Nemcova, 26 anni, top model, nata nella Repubblica Ceca ma residente a New York avevano appena trascorso le vacanze natalizie a Khao Lak ed erano sulla spiaggia del hotel Sofitel Magic Lagoon, quando d'improvviso nelle loro vite entrò lo tsunami, con tutta la sua forza devastante. L’onda le porta via l’amore della sua vita. Petra riesce a salvarsi aggrappandosi per otto ore ad una palma, ha il bacino fratturato e ferite dappertutto. Lei ce la fa, lui non torna più. Qualcosa si spezza per sempre, paradossalmente l’onda che si ritira fa sparire tutte le sue paure. Si fa fotografare subito dopo la tragedia, senza timore di guardarsi allo specchio, distesa in un letto d'ospedale con un pigiamino bianco a scritte verdi, lividi neri e rossi sulle braccia e il dolore sul volto. Per quello scatto chiede 200mila dollari, vende l’immagine della sua bellezza sfigurata per finanziare «Save the Children», l’organizzazione mondiale per la difesa e la protezione dei bambini. È l’inizio di quello che sarà. Perchè adesso che Simon non c’è più anche Petra non è più la stessa. I dolori cambiano gesti, espressione, pelle, anima. Ha creato la fondazione Happy Hearts Fund per aiutare i bambini vittime dello tsunami. Ricostruisce scuole, dormitori, villaggi. Paga l’assistenza sanitaria, assiste gli orfani. È quasi sempre là dove ha lasciato Simon. Centinaia di bimbi le devono un futuro. Sfila ancora bellissima e inarrivabile ma ad una condizione: che tutti gli abiti che indossa vengano venduti all’asta per la fondazione. Sfila solo per i figli dello tsunami. Anche se le manca da morire un braccialetto di pelle, da poche lire.