Fattore C, la Rai fa causa a Mediaset

Cappon: «Non possiamo permettere che un programma sia copiato da un’altra azienda»

nostro inviato a Venezia

La Rai vuole aumentare il canone. E, nel frattempo, fa causa a Mediaset. Sono questi i due principali annunci usciti ieri dagli incontri con il direttore generale della Tv pubblica Claudio Cappon e il ministro Paolo Gentiloni arrivati al Prix Italia, quest'anno in corso a Venezia.
Primo: come ventilato qualche giorno fa, la Rai ieri ha avviato un'azione legale contro il Biscione per tutelare Affari tuoi: Fattore C, il quiz di Bonolis in onda ora nel preserale, viene ritenuto identico al giochino di Raiuno. Si tratta - ha detto Cappon - di una procedura d'urgenza ex articolo 700 del codice civile: in sostanza se il giudice la accoglierà Fattore C entro breve dovrà chiudere o cambiare formula. La questione era sorta subito dopo la prima puntata del giochino. «Non possiamo permettere che un programma sia copiato da un'altra azienda» aveva detto il produttore Paolo Bassetti della Endemol.
Veniamo al resto delle questioni che riguardano la Tv pubblica. Sia il direttore generale che il ministro hanno sostenuto la stessa linea: per avere un'azienda migliore che produca programmi di qualità, è necessario aumentare il canone, fermo da due anni. «Se ci fosse stato un adeguamento - spiega Cappon - avremmo incassato 70 milioni di euro, che è più o meno il budget di Raidue». E Gentiloni ha confermato l'intenzione del governo di procedere a novembre all'adeguamento in relazione all'inflazione che dovrebbe portare a un aumento tra i 3 e i 4 euro. «Le risorse servono per permettere all'azienda di fare quella svolta tanto invocata: i nostri introiti ora sono tutti impiegati per gestire l'esistente». L'idea del direttore generale (molto rivolta al futuro) è di snellire la parte burocratica dell'azienda e investire su quella soft, cioè nuovi talenti e creatività. E in questo modo, aumentare la produzione interna interrompendo quella spirale che porta a servirsi quasi completamente dei produttori esterni alla Rai.
Gentiloni gli ha fatto eco invocando una separazione netta tra la tv pubblica finanziata dal canone e quella finanziata dalla pubblicità e una maggiore autonomia dalla politica.
In sostanza, ci vogliono più soldi per fare una Tv più bella. Intanto quella che va in onda? (L'altro ieri il presidente Petruccioli ha parlato di micidiali «momenti di indecenza» al pomeriggio e nei reality...) «A volte si commettono errori - ha detto Cappon senza fare riferimento a prodotti specifici - ma non ci sono persone che perseguono la cattiva qualità. La Rai deve offrire una programmazione che soddisfi tutto il pubblico, non solo quello elitario. Ci sono segnali di stanchezza che valuteremo attentamente». E il digitale terrestre è ancora una strada perseguibile quando ormai si fa strada la banda larga (la tv su Internet)? «Noi dobbiamo stare alle decisioni governative che sono in linea con quelle europee. E comunque sostenere una tecnologia che possa arrivare a tutti i cittadini».