Un fatturato di 80 milioni

Per la ricerca spende il 10% del giro d’affari del gruppo

Alberto Mazzuca

Strada Maggiore è una delle vie principali di Bologna e anche una delle più belle: inizia proprio dove ci sono le Due torri ed è piena di portici. Ebbene, spiega Paolo Ottani, presidente e amministratore delegato della Nch, l'azienda bolognese leader nei sistemi di pagamento bancari, «i portici di Strada Maggiore sono i corridoi della mia azienda». Già, perché ai numeri 11, 22, 46, 47, 48, 51, 59, 104 di Strada Maggiore e poi anche nelle vie attorno per un totale di circa 5mila metri quadrati, sorgono i vari uffici della Nch. Si trovano quasi tutti in palazzi d'epoca, naturalmente ristrutturati ma sempre gioiellini per palati fini. E tutti sono anche di proprietà della Nch. Un patrimonio che tra breve sarà messo in vendita in quanto la Nch è diventata talmente grande da doversi spostare alla fine del 2006 alle porte di Bologna, a Castelmaggiore, dove viene ultimata la nuova sede, un ex villa a più piani del Settecento.
Una tecnologia sofisticata. La Nch è un'azienda di software, produce cioè progetti e strumenti informatici per la gestione dei sistemi di pagamento tra banca e banca e tra imprese e banca. E poi per la gestione del bancomat, del Pos, delle carte di credito, della moneta elettronica, dell'home banking. Ha prodotti utilizzati anche per la gestione in tempo reale della liquidità degli istituti di credito.
I nomi? Garigold, Gari, Geba, Gef e così via. E sono software, realizzati con standard internazionali, adottati da quasi tutte le banche italiane, dal SanpaoloImi a Banca Intesa, dalla Bnl al Monte dei Paschi, con l'eccezione di Unicredit che ha sviluppato un software al proprio interno. La Nch sta inoltre proiettandosi in Europa grazie a un software per i pagamenti di grandi importi tra banche europee; ha già realizzato in varie città d'Italia, da Milano a Genova, da Bologna a Cremona ed ora anche a Palermo e Napoli, quello che chiama «borsellino elettronico», una tessera destinata a sostituire i vari buoni pasto di carta; ha ampliato il suo raggio d'azione nella pubblica amministrazione, nella vendita al dettaglio e nel mondo del fashion grazie alla recente acquisizione della DS Data System di Parma.
Il progetto Mirobas. È la prima azienda italiana che sottoporrà al test dei guru americani un progetto innovativo di nome Mirobas (tre anni di lavoro alle spalle) che permette il controllo della gestione delle fabbriche sparse per il mondo.
La posta in gioco è molto alta, tanto è vero che la concorrente è in questo caso la Microsoft. Ma Ottani è di natura ottimista. Commenta: «Siamo molto competitivi perché anticipiamo il mercato, siamo avanti di cinque anni».
Classe 1943, originario di Cento, in provincia di Ferrara, decimo di undici fratelli, testa completamente calva, Paolo Ottani è figlio di un impiegato comunale, ha un diploma di perito elettronico e lascia subito perdere gli studi di ingegneria a Bologna perché ha bisogno di lavorare. Inizia a 20 anni, nel 1963, alla Timo di Bologna, la società che poi diventerà Sip. E nutre da sempre una passione per le telecomunicazioni e l'informatica. Quando studia ancora per diventare perito, i russi lanciano lo Sputnik nello spazio. Ebbene, il suo divertimento consiste nel cercare di capire come i russi, che trasmettono con una modulazione diversa da tutti gli altri, riescano a far comunicare lo Sputnik con la terra. Poi, quando è alla Timo, iniziano le prime trasmissioni digitali ed allora è mandato alla Telettra, una delle prime aziende europee del settore, a studiare le modulazioni a impulsi. E così si fa le ossa.
Il pallino delle banche. Nel 1976 va al Credito Romagnolo per occuparsi delle telecomunicazioni della banca. Fino a quando nell'85 si mette in proprio con l'idea di fare il consulente del sistema bancario. Una consulenza necessaria: in quel periodo ogni banca è un centro isolato e i pagamenti, che oggi avvengono in tempo reale, richiedono circa due settimane di tempo.
Crea così la Nch, un nome inventato e volutamente strano, significa Network computer house. «Voleva dare l'idea del computer dentro la casa», dice. Comincia poi ad attorniarsi di altri esperti con l'obiettivo di fare comunicare tra loro sistemi informatici diversi, quello del Credito Romagnolo di Bologna, ad esempio, con quello del San Paolo di Torino. E ci riesce. Spiega: «Era l'uovo di Colombo, serviva solo competenza e conoscenza. E io avevo entrambi dopo avere partecipato ai gruppi di lavoro organizzati dalla Banca d'Italia».
Il primo software. Elabora così il software per la gestione delle applicazioni delle reti interbancarie, poi il software per le carte di credito quando in Italia le carte venivano ancora «strisciate» su una macchinetta, quindi il software per i terminali bancomat. Anzi, in questo caso è il primo in Italia. Sforna, insomma, una novità dietro l'altra. Ed è una rivoluzione che investe il sistema bancario e che può sembrare oggi cosa da poco. Ma non è semplice creare un software capace di controllare tutte le forme di pagamento bancario, dal bonifico all'assegno, dalla lettera di credito alla rimessa diretta. E tutte forme con regole precise dettate dalla normativa bancaria.
Ora, spiega Ottani, «cerchiamo di estendere questo sistema a livello europeo in base alle regole impartite dalla Banca centrale europea. La nostra scommessa è di diventare leader in Europa».
Ottani, che non ha figli, è sposato dal 1966 con Meris Pareschi, una ferrarese che in azienda ha il ruolo delicato di essere il principale consigliere del marito. Tanto più che anche lei è azionista della Nch. E un'azionista importante. L'80% della proprietà è diviso tra i due coniugi, l'11% è della Development capital, società di private equity di Capitalia, il 9% di Banca Intesa. E l'ingresso di Banca Intesa è legato all'operazione di acquisizione, nel dicembre 2004, della Ds Data System di Parma. E cioè di un'azienda più grande di quel che era allora la Nch. Nata infatti nel 1980, Data System era un'impresa con 600 dipendenti, tre linee di prodotti, tutte complementari alla Nch (retail, pubblica amministrazione, fashion) e il fiatone grosso. Insomma, era sull'orlo del fallimento. Con Banca Intesa nel ruolo di robusto creditore. Era allora intervenuto Ottani: Banca Intesa aveva preso quasi il 10% di Nch e Ottani aveva acquisito poco meno dell'80% di Data System. In questo modo non si è distrutta un'azienda, è stato salvato il posto a 350 persone e Nch ha diversificato e ampliato la sua gamma che conta così 150 prodotti.
Ricerca e sviluppo. Il gruppo diretto da Ottani ha ora 700 dipendenti, un fatturato di 80 milioni di euro, quartiere generale a Bologna, un'altra sede a Parma e filiali a Roma, Siena, Milano, Londra, Stoccarda. Le spese per la ricerca, che occupa un centinaio di persone, quasi tutte ingegneri, fisici, matematici, rappresentano il 10% del fatturato. Inoltre Data System approderà in Cina con un prodotto per il controllo della produzione, appositamente studiato per l'industria dell'abbigliamento: tradotto in lingua cinese, sarà infatti installato nei tre stabilimenti acquisiti di recente dalla Ermenegildo Zegna nella provincia di Zhejiang, nei pressi di Shanghai, in seguito all'accordo al 50% con la cinese SharMoon dei fratelli Chen.
Ma Ottani guarda già molto più avanti. Noi, dice, «abbiamo idee e le concretizziamo». E grazie proprio a questa filosofia ha elaborato un progetto in grado di rispondere alla rivoluzione che la globalizzazione ha già portato nella gestione delle imprese di tutto il mondo. Ed è il progetto che porta, chiarisce, ad una «delocalizzazione ma con intelligenza». Sostiene: «Non credo che si debba delocalizzare a ogni costo. E non credo nemmeno alla paura della Cina perché vincerà la partita non chi produce ma chi ha le idee e chi le sa realizzare». In altre parole, dice, «le macchine possono essere prodotte in Cina, anche il software posso fare realizzare fuori dall'Italia, un pezzo in India, un pezzo in Cina, un pezzo negli Stati Uniti. Poi assemblo tutto qui, in Italia. E qui deve rimanere la progettualità del futuro, qui devono restare gli uomini con le idee. Il problema quindi è mantenere il know how.
Il progetto strategico. Ecco allora la necessità di un prodotto che sappia analizzare i progetti di sviluppo del software in modo da riuscire a gestire, a tenere sotto controllo, le fabbriche sparse nel mondo che producono un pezzo lì, un pezzo da un'altra parte, un terzo in un posto ancora diverso. È un progetto talmente strategico da far prevedere per i prossimi tre anni uno sviluppo del mercato mondiale di circa 650 milioni di dollari. Il progetto ce l'abbiamo, è quello che faremo analizzare ai guru americani. Non lo nascondo: vedo per noi un futuro eccellente».
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