Il fatturato di Vallettopoli

Con qualche stupore, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha informato il Parlamento e l’Italia che le spese per intercettare alcuni uomini di spettacolo, Emilio Fede, Vittorio Emanuele di Savoia, Nina Moric, Aida Yespica, Loredana Lecciso, Raoul Bova, Cristiano Malgioglio, e il portavoce di Fini, Salvo Sottile, ammontano a sette milioni di euro. Ma lo stupore è soltanto nostro. Perché il ministro, invece di annunciare provvedimenti per interrompere questo scialo di denaro, ha concluso che tutto è regolare e che la spesa era stata autorizzata ed era legittima.
Dunque, per essere informati delle attività sessuali - più o meno economiche - di alcuni personaggi noti, lo Stato ha speso circa 14 miliardi di lire. Ne è risultato che Vittorio Emanuele di Savoia chiedeva di andare con una prostituta al suo consulente in materia Bonazza (il nome è appropriato) spendendo meno di 200 euro; che una Yespica indignata ha dichiarato ai magistrati e ai giornalisti che non si era mai sognata di andare con qualcuno per 5mila euro, e che Berlusconi avrebbe pagato alcune fotografie di sua figlia Barbara 20mila euro. Si aggiungono i 40mila pagati da Diego Della Valle per comprare un servizio fotografico evitando che fosse pubblicato, ma per opportunità senza patire alcun ricatto; una probabile richiesta a Totti di 50mila euro per non pubblicare alcune confessioni di Flavia Vento su un rapporto prematrimoniale di cui tutti i giornali ci hanno informato. E qualche altro analogo episodio. Il tutto a fronte di un fatturato della premiata ditta Corona di circa 700mila euro tra fotografie e acquisti del miglior offerente. Certo non un grande spettacolo dal punto di vista morale. Ma niente di diverso dall’andazzo normale dei settimanali di pettegolezzi che da sempre pubblicano immagini più o meno rubate, quando non concordate, di persone note in atteggiamenti confidenziali e, vagamente, compromettenti.
Fatico a riconoscere il reato per il quale da poco più di un mese Fabrizio Corona sta in carcere. Ma anche ammesso che le cessioni agli interessati, anche attraverso le attenzioni di Lele Mora, non corrispondessero all’opportunità di risparmiarsi scenate in famiglia e sputtanamenti da parte di quelli che si erano messi nelle condizioni, per insufficiente riservatezza, di essere ripresi in atteggiamenti sconvenienti, si possano chiamare estorsione, mi risulta difficile vedere una procura impegnata a interrogare sui dettagli della propria vita erotica e sulla gratuità o meno delle prestazioni fornite, Aida Yespica, Flavia Vento, Loredana Lecciso fino a Nina Moric, vittima e complice di Fabrizio Corona. La quale, per intanto, sostenuta dall’avvocato Bernardini De Pace, annuncia a pagamento, cedendone l’esclusiva a un settimanale, la propria decisione di abbandonare il Corona mentre è in carcere.
Considerando la condizione di oggettiva debolezza di Corona, una celebre vittima di precedenti inchieste giudiziarie costate allo Stato circa un milione di euro di risarcimento, Valerio Merola, detto il Merolone, si permette di giudicare inopportuna la scelta della Moric. In diretta televisiva irrompe la Bernardini De Pace aggredendo il povero Merola che non ha tenuto conto del complesso percorso esistenziale e dello stato di prostrazione di Nina Moric la quale frattanto è indagata, a piede libero, per essere stata in società con il marito e avere movimentato una parte del denaro della ditta di famiglia. Che, nell’assunto dei giudici, non era un’agenzia fotografica, ma un’associazione a delinquere per ricattare povere vittime colte sul fatto. Peccato che il fatto sussistesse. E il gruppo di fotografi che agivano al servizio di Corona non abbiano fatto altro di quanto hanno sempre fatto su un mercato che è sempre stato lo stesso: i giornali e i protagonisti delle storie piccanti, dei tradimenti, delle intimità non abbastanza intime.
Se questo è il quadro, l’unico elemento dissonante oltre l’assenza del reato, e all’incredibile corteo di celebrities a Potenza per confessare modesti fino a quando non esistenti peccati, è che il volume di affari di tutta la vicenda, corrispondente all’accidentato fatturato di Corona, non supera i 400mila euro (alcuni dicono 600). Ebbene, per indagare su queste gravi sottrazioni di denaro al direttore del settimanale Oggi consenziente, al direttore del settimanale Chi consenziente, a Diego Della Valle consenziente, a Berlusconi consenziente, a Totti consenziente, lo Stato ha speso 7 milioni di euro di cittadini non consenzienti e di persone perbene un po’ disturbate dalle propensioni mondane dei magistrati di Potenza. Ma al ministro della Giustizia Mastella tutto questo appare regolare.
È probabile che finirà così. Corona come Vittorio Emanuele verrà liberato, riconosciuto innocente e lo Stato dovrà dargli un milione di euro di risarcimento per l’errore dei magistrati che intanto passeranno l’estate su qualche barca con le attrici incontrate a Potenza e affascinate da loro. Non è un’insinuazione: è già accaduto dieci anni fa a Biella.
Vittorio Sgarbi