La fatwa continua contro l’islam moderato

Di tutti i professori che hanno firmato l’appello contro Magdi Allam pubblicato da Reset, forse qualcuno fra gli esperti del mondo musulmano o mediorientale conosce il nome di Mithal al Alalusi, politico iracheno, leader del partito democratico, laico e musulmano. Io ho avuto l’onore di incontrarlo personalmente: al Alalusi, che seguita a essere un politico instancabile nella ricerca di una strada pacifica per il futuro dell’Irak, nel 2004 visitò lo Stato d’Israele per una conferenza sul Medio Oriente. Quando tornò in patria, i suoi due figli furono uccisi sotto i suoi occhi in un agguato.
Alalusi non si è mai piegato, è tornato in Israele. Un musulmano egiziano che ha contatti con Israele è all’indice. Allam lo era di già, adesso che ha scritto il suo libro che porta la parola Israele nel titolo, lo è ancora di più. I professori sono così cinici da non prendere nessuna responsabilità per la vita di Allam? Ultimamente Farid Ghadri, un giovane e energico leader dell’opposizione siriana ha visitato la Knesset. Per aver parlato di pace con gli ebrei, è stato aggredito da alcuni deputati arabi israeliani. Possibile che i professori si comportino come una claque estremista antisraeliana?
I musulmani che sono stati martirizzati per aver ritenuto semplicemente di poter aver a che fare con Israele sono così tanti, così numerosi quelli che vengono costretti con le minacce a evitare ogni dialogo pena la definizione di «apostata» che contempla la pena di morte, che ritengo semplicemente impossibile che tutti quei professori non lo sappiano. Cosa hanno creduto di fare, attaccando Magdi Allam? Di aprire una discussione culturale sull’integrazione? Sull’Islam moderato? Non sanno di spalleggiare una fatwa mortale? Non sanno che se c’è veramente uno scandalo culturale e politico che dovrebbero condannare è l’immensa messe di materiale antisemita, antidemocratico e razzista che si produce dalle parti dell’Iran, degli hezbollah, di Hamas e di Al Qaida?
Leggo l’appello di Reset, e vedo che Allam viene condannato come affossatore dell’Islam moderato. È vero il contrario. È l’Islam estremo che ha condannato lui, e a morte. Allam è, piuttosto, l’Islam moderato. Non ha mai scritto né parlato, che mi risulti, contro l’Islam come religione, come tradizione, come una delle culle della civiltà umana. Al contrario, ha usato, raccontandosi, la descrizione della sua infanzia egiziana per cercare di dimostrare la dolcezza della tradizione musulmana popolare. Non ha mai chiesto la pena di morte per nessuno, ha chiesto che si smetta di comminare pene di morte dal pulpito delle moschee.
I professori attaccano i giornalisti ignoranti e mancanti di equilibrio, che «contribuiscono all’imbarbarimento dell’informazione». Altolà! I giornalisti degni di questo nome spendono notti e giorni sui testi, proprio come gli accademici, e in più portano sé stessi al rischio continuo della vita. Se noi giornalisti dobbiamo costantemente interrogarci sullo stato dell’informazione, e questo è giusto, forse i professori farebbero meglio a chiedersi come le Università europee e americane, inondate dalla sapienza di quegli «orientalisti» alla Edward Said e di suoi epigoni europei e americani che hanno irrorato le menti dei giovani con leggende antimperialiste e anticolonialiste, li abbiano trasformati in attivisti ignoranti, che ripetono formule viete sulla storia del Medio Oriente. Gli studenti degni di questo nome sono ansiosi di liberarsi delle favole e dei pregiudizi che comprendono anche quello di un Islam perseguitato e offeso, di un terrorismo che non deve mai chiamarsi tale, di cui le responsabilità sono sul mondo occidentale e che è in sostanza giustificata ira.
I professori come quelli che hanno firmato l’appello sono almeno in parte responsabili dei boicottaggi antisraeliani nelle università, degli attacchi di folle di utili sciocchi a chi osa una lettura diversa da quella permessa dal copione. L’accademia è diventata in parte un archivio di raccolta di prove a carico di Israele, degli Usa, dell’Europa «imperialista», e questa parte osa attaccare i giornalisti! Allam ha fatto al lettore italiano il dono della consapevolezza di quello che accade nelle moschee italiane, della cultura dell’odio che viene disseminata nella gran parte di esse, del ruolo organizzativo che hanno.
È una verità incontrovertibile. Se poi si ami o meno il commento di Allam, questo è problema soggettivo. Le inchieste, i racconti che Allam ha dato agli italiani portando il suo corpo nel pericolo, andando con i suoi piedi nelle moschee... non c’è professore di cose islamiche che non debba tenerne conto e riflettere, invece di condannare e rivendicare una libertà di ricerca che non è mai stata conculcata da nessuno. Un po’ di rispetto, per favore, per chi lavora e rivela delle realtà scomode rischiando la vita. Scrivete pure le vostre recensioni, ma non portate il vostro cinismo fino al punto di ignorare il pericolo che si corre osteggiando il terrorismo islamico. O avete voluto sventolare un drappo rosso?
Fiamma Nirenstein