LA «FATWA» DI FASSINO

A Piero Fassino vorrei subito dire: pensa alle mascalzonate che i tuoi intellettuali dicono e scrivono su Giampaolo Pansa contro il quale è stata scagliata la tipica «fatwa» comunista italiana, non diversa da quella islamica che colpì Salman Rushdie. L’invito ad assassinare almeno l’immagine delle persone è la specialità della sinistra comunista e il segretario dell’ex Pci lo ha voluto confermare ieri lanciando una fatwa contro di noi del Giornale per essere stati «propalatori di una campagna di delegittimazione dell’avversario». Ciò sarebbe avvenuto quando «il centrodestra nel 2001» avrebbe «subito creato delle commissioni d’inchiesta come la Mitrokhin e la Telekom Serbia che erano delle clave dell’avversario».
Non so se Fassino si renda conto di quanto sia grave l’attacco di un segretario del primo partito di governo ad un giornale d’opposizione. Ma voglio dirgli: caro Piero, sono stato per quattro anni il Presidente della Commissione Mitrokhin che ha risolto, nel silenzio assoluto (anche delle tre reti Mediaset) il caso dell’attentato al Papa, dell’attentato al treno del 1984, la questione delle Brigate rosse eterodirette dai sovietici, il delitto Moro, ha fatto riaprire le indagini sulla strage di Bologna e infine ha documentato i depistaggi del Sismi durante il governo dello stesso signor Prodi che sa far ballare i piattini e interrogare i fantasmi, chissà il da fare che avrà per Halloween.
Il tutto nel silenzio colpevole e complice della stampa controllata dalla sinistra. La Commissione Telekom Serbia, che aveva abboccato alle esche, ha avuto tutti i riflettori addosso perché era caduta nella trappola accuratamente preparata. Per me che non avevo messo i piedi nella tagliola altri sono stati i premi: una vita blindata per me, mia moglie e i miei figli, mentre a Teramo si processano i giovanotti ucraini che introdussero granate destinate a un bersaglio su macchina blindata, indovina chi.
Inoltre, caro Fassino, la Commissione Mitrokhin non l’ha inventata il centrodestra, ma Massimo D’Alema che disse di volerla e poi non ne fece niente. Lo scandalo di cui mi sono occupato io è stato sepolto da «misure attive» e nessuno nel centrodestra, neanche Berlusconi, ha usato i risultati della mia commissione non dico come una clava, ma neanche come uno stuzzicadenti sicché un’inchiesta faticosa, clamorosa e rigorosa sta andando al macero mentre i poveri italiani vengono rincoglioniti con i reality show e le vicende del calcio. Fassino, per curiosità, tu lo sai che il generale Siracusa, direttore del Sismi (altro che caso Abu Omar!) agli ordini del governo Prodi per ben tre volte rifiutò di far intervistare Vasilij Mitrokhin che prima di morire voleva fornire la mappa degli italiani che dovevano formare la classe dirigente dell’Italia sovietizzata?
Fassino, già persona riflessiva, ora dà di sprone a un cavallo a dondolo con il cipiglio di chi cavalca la tigre della verità, che semmai è mestiere nostro e non suo. E, eccitato da tal destriero, arriva ad accusare noi di propagandare odio quando proprio questo Giornale e chi scrive hanno lanciato vibranti campagne contro l’uso dell’odio in politica e contro il razzismo in politica, giacché proprio voi, caro Fassino, avete la responsabilità di averci applicato sulla giacca il marchio della razza inferiore indicandoci all’odio e agli sputi, cannoneggiati da una satira a senso unico pagata col denaro di tutti. Io detesto l’uso dell'invettiva «Vergogna!», che è robaccia della tua parte e non della nostra. Ma vivaddio, un’ombra di rossore non guasterebbe sul tuo ascetico viso, caro Piero, credimi.
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