A Favale la giornata dell’emigrante

Franco Crosiglia

Favale di Malvaro, il piccolo comune posto sulle alture della Valfontanabuona, festeggia oggi la «Giornata dell’emigrante» giunta quest’anno alla quarantacinquesima edizione. Un appuntamento al quale ogni anno partecipano i rappresentanti delle istituzioni e dei comuni della Liguria. Una giornata attesa però anche da quei liguri d’oltre oceano che non hanno reciso i legami col paese. Come nel caso di Monsignor Lino Panizza, vescovo di Lima originario del savonese, che l’anno passato ha ricevuto il premio «Radici» (riservato ai liguri che si sono distinti nel mondo) e che oggi sarà nuovamente in Valfontanabuona. «Quest’anno il premio andrà a Giuseppino Roberto, presidente dell’associazione Liguri nel mondo, scomparso 2 mesi fa. Un uomo che in dieci anni di lavoro ha saputo creare un legame forte tra chi è partito e il paese di origine», spiega il sindaco di Favale Raffaella De Benedetti. Mentre per il vicesindaco Giovanni Boitano «La cerimonia rappresenta un’occasione non solo per ricordare un momento importante della storia nostra e di tutta la Liguria, ma anche per stringere legami culturali ed economici tra i giovani del nostro territorio e le popolazioni d’oltre oceano».
«Noi siam Favalesi da l’anima ardita, forgiata d’acciaio di tempera avita. La brezza marina del lido natale guidò di Colombo la vela immortale». È la prima strofa dell’inno dell’emigrato favalese. E chi meglio di Teodoro Pezzolo, poi americanizzato in Theodore, poteva comporlo. Lui e i suoi 6 fratelli partono per l’America uno dopo l’altro. Prima Luigi si trasferisce a San Francisco, quindi tra il 1900 e il 1912 lo raggiungono gli altri. Luigi fa il calzolaio. Gli altri, musicisti di professione, formano un sestetto di suonatori di fisarmonica che ha grande successo, tanto che Teodoro e i fratelli fonderanno negli anni numerose scuole in cui apprendere l’arte e i segreti dello strumento. Un favalese doc visto che Favale di Malvaro può considerarsi la capitale dell’emigrazione nei cinque continenti, ma soprattutto in America (si calcola che da qui è partito il 30 per cento degli emigranti di tutta la Liguria). Un’emigrazione che ha ridotto la popolazione locale dagli oltre 2500 abitanti registrati alla fine dell’Ottocento ai 480 censiti dall’Istat nel 2001.
Ma Favale di Malvaro rappresenta solo la punta di un fenomeno che ha colpito tutta la Vallata. Terra di emigranti che per sfuggire alla miseria andavano nelle «Meriche» a tentar la fortuna. Un destino segnato, forse, se si pensa che gli avi di Cristoforo Colombo erano originari di Terrarossa di Moconesi. Da Lumarzo, frazione Rossi, proveniva la madre di Frank Sinatra, mentre da Favale sono partiti il grande tenore Giovanni Demartini e i genitori di Amedeo Pietro Giannini che da San Francisco fonderà la Banca d’America e d’Italia (la casa natale è stata trasformata in museo nel 1983 proprio grazie ai contributi della banca fondata da Giannini). Ma affianco ai grandi nomi ci sono ancora tante storie da scoprire, come quella di Losandes in Cile che ha dato i natali all’unica santa del paese. «Nel 1999 sono andato in Cile - racconta Boitano - e ho visitato Losandes. Si tratta di un paese di 40 mila abitanti fondato nel 1850 da 5 liguri del levante. Due di questi si chiamavano Bacigalupo e Boitano, proprio come me. È stata una scoperta anche per loro che da allora sono tornati a visitare la Liguria».
L’emigrazione più intensa è iniziata a partire dal 1848, anno in cui nel nuovo continente scoppia la febbre dell’oro. Alla fine dell’ottocento lo sfruttamento delle cave di ardesia porta nuova ricchezza che rallenta il flusso ma solo in quei comuni come Orero o Neirone che possiedono ricchi giacimenti. Dalla fine della guerra il fenomeno si è arrestato, ma sotto certi aspetti le conseguenze si sentono ancora oggi sul territorio. «Esistono terreni e antichi casolari posti in posizioni spesso molto belle che sono stati abbandonati e che non possono essere venduti perché non si riescono a rintracciare gli eredi», spiega Raffaella De Benedetti, sindaco di Favale di Malvaro. Un problema esteso a tutti i comuni della valle, conferma un notaio del posto: «Non solo è difficile risalire ai legittimi proprietari, ma si pone anche il problema del nome. Spesso, infatti, in America il nome viene adattato e le donne sposandosi prendono quello del marito abbandonando il proprio».