Favara, l'arcivescovo: "Disastro annunciato, non celebro i funerali"

L'arcivescovo di Agrigento si rifiuta di celebrare le esequie di
Marianna e Chiara Bellavia, 14 e 3 anni, morte nel crollo della
palazzina. Monsignor Montenegro: "Avevo denunciato i rischi"

Argigento - L’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro non celebrerà domani i funerali di Marianna e Chiara Bellavia, le due sorelline di 14 e 3 anni morte nel crollo della loro abitazione a Favara. La notizia è confermata da ambienti della Curia della città dei templi. La decisione del prelato è riconducibile a quanto lo stesso aveva dichiarato dopo l’alluvione di Messina. Allora, denunciando il rischio di dissesti idrogeologici ad Agrigento, Montenegro aveva annunciato che non avrebbe celebrato funerali di vittime di "disastri annunciati".

Lo sdegno dell'arcivescovo "Domani mattina, per i funerali, il mio posto sarà tra la gente di Favara, con loro pregherò per Marianna, la piccola Chiara e per i loro genitori Giuseppe e Giuseppina e per il piccolo Giovanni". Lo, scrive, in una nota, l’arcivescovo Montenegro che ha confermato che, domani, non celebrerà i funerali delle bimbe di Favara morte nel crollo della loro abitazione. "Non è un sottrarmi al mio ruolo di vescovo, di pastore della porzione di popolo che il Signore mi ha affidato - aggiunge -, ma un farmi solidale e vicino alla famiglia Bellavia in questo giorno che è giorno di preghiera e silenzio. Condivido e faccio mie le parole che sono state lette domenica nelle parrocchie di Favara ed esprimo la mia vicinanza al clero e alla comunità ecclesiale tutta - prosegue -. Invito tutti a guardare al Crocifisso, nell’estremo grido di Gesù sulla croce sono contenuti e riecheggiano tutti i gridi dell’umanità intera e tutti sono bagnati dalle lacrime del Padre". L’arcivescovo ha ricordato anche che, in occasione dell’alluvione di Giampilieri, aveva scritto al responsabile della Protezione civile: "Chiedo anche al Signore che non arrivi mai il momento di dovermi rifiutare di celebrare funerali previsti o preannunciati, perché quel giorno, se mai dovesse arrivare, il mio posto - da agrigentino - sarà tra la nostra gente a pregare, ma non me la sentirò di parlare, come sarebbe successo se fossi stato a Messina. Sono parole che scrissi in una lettera pubblica inviata al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso - dice - e alle autorità della nostra provincia in occasione della frana che colpì Giampilieri riferendomi al centro storico di Agrigento. Parole che riconfermo e nella loro interezza".