Favela Bovisasca: in sei mesi triplicati rom e baracche

La favela Bovisasca. Nessun refuso, questa storia non è adatta a far addormentare i bambini. Succede che nel quartiere della presunta riscossa culturale e artistica della città, a due passi dal Politecnico e ai bordi della stazione ferroviaria, nel giro di sei mesi una baraccopoli abusiva è cresciuta a dismisura, arrivando a ospitare qualcosa come 450 nomadi. Proprio così, ormai pochi meno del famigerato Triboniano, l’insediamento col marchio del Comune in cui vivono i rom che hanno firmato il Patto di legalità con le istituzioni. Invece in Bovisa di legale c’è davvero poco, anzi niente. Per tanti ragazzi e ragazze il percorso quotidiano verso l’università è diventato off limits. Rapine e aggressioni «sono il minimo che ti possa capitare», dice una matricola che attraversa la strada di corsa.
La Commissione sicurezza di Palazzo Marino, del resto, aveva sottoscritto l’impegno a giugno. Data dell’ultimo tour in mezzo alle case di plastica e lamiere, quando ancora gli inquilini erano «solo» 150, coi topi al posto dei cani da guardia. Maggioranza e opposizione, per una volta, d’accordo: «Indecente, radiamo al suolo tutto e subito». Poi più nulla. Attraverso gli squarci nella recinzione si distingueva il campionario del degrado «frutto delle promesse mancate del governo», come rimarca il vicesindaco Riccardo De Corato. «Il pugno di ferro nei confronti dei romeni senza requisiti per la permanenza, cioè un lavoro regolare e copertura sanitaria, era solo propaganda. Ora il problema è di Milano, costretta a sopportare l’invasione. I cittadini se ne accorgono, quando si ritrovano sotto casa spettacoli come quello di via Bovisasca». Lo sgombero in estate sembrava questione di ore, e invece... «Sono mesi che lo chiediamo a prefetto e polizia - precisa De Corato -. Rispondono che non si può fare. Sarebbe a dire che dobbiamo prima garantire accoglienza per donne e bambini nelle strutture del Comune, centri già strapieni. Ecco spiegato il motivo per il quale non si dà il via libera alle ruspe. Siamo la città che spende più di tutti in sicurezza e servizi sociali, è impossibile pensare di sostenerne altri, quindi perché dell’“emergenza umanitaria” non si fa carico lo Stato?». L’interrogativo resta sospeso, mentre «la situazione nella baraccopoli peggiora di giorno in giorno», osserva Roberto Rocca, consigliere azzurro di zona 9. Il fetore dei rifiuti e del materiale che i rom bruciano per riscaldarsi è insopportabile, raggiunge la stazione e le case di fronte. Dal punto di vista sanitario siamo al limite del collasso. In settimana c’è anche scappato il morto, un neonato deceduto “per cause naturali”. Ma cosa c’è di naturale là dentro? E cosa aspettano a provvedere allo sgombero immediato? Serve più attenzione per le periferie». Spunti da girare ai consiglieri che avevano prospettato «segnali forti». Non pervenuti. «Nelle prossime settimane la commissione - assicura il presidente Matteo Salvini (Lega) - tornerà sul posto per cercare di mettere definitivamente fine allo scempio».