La favola «agrodolce» di Rendhell

La stagione autunnale sotto i portici di Margutta Arcade si inaugura nello spazio espositivo di Inès Izzo all’insegna del mistero, nascosto (neanche tanto) tra colori allegri come fuochi d’artificio. L’artista è Fulvio Rendhell: pittore, scultore, regista, scenografo, scrittore. Protagonista assoluta delle sue tele è una fanciulla, ricorrente in modo ossessivo fin nei titoli, connotata dai simboli infantili identificativi del genere: un triangolo per la gonna, altri triangolini per il fiocco e i codini. Ogni opera è ottenuta con un stile semplificato e naïf. Il tema centrale sembra essere la pubertà; il passaggio dalla bimba, un po’ statica e burattinesca, alla fanciulla in fiore che si allunga, si scopre, muove arti lunghissimi fino a toccare sole e luna, stelle, prendendo possesso del mondo intorno attraverso il contatto del corpo esile con le estremità del quadro. Il mistero è dentro e fuori di lei, un’ombra e un uomo nero la accompagnano per tutto il percorso. L’ombra è la sua ma a volte si identifica con l'uomo nero col cappello. Le suggestioni cinematografiche e letterarie sono varie e ciascuno potrà divertirsi a trovarne: come non pensare ad esempio a Fritz Lang e al suo Mostro di Düsseldorf, o a certe scene erotico-noir di Kubrick? Fuor di caccia al tesoro, il discorso pittorico traduce con una materia grumosa, fatta di pasta di colore per i ritorni insistiti, una serie di passaggi esistenziali. Tanto Munch nella sua Pubertà usa la ragazza e la sua ombra per ricondurre il mistero dell’identità in evoluzione (morte e rinascita come qualcosa di diverso), a un’angoscia tutta terrena, fatta di sudore, di corpo pudibondo, di paura e determinazione negli occhi, di vergogna e smarrimento, quanto Rendhell appare incerto sulla dinamica degli eventi, così cerca un colpevole e un senso al senso d’identità con riprese da lontano. Rappresenta infatti una giovane donna uccisa nel momento in cui schiude le ali per la sua nuova vita, quando ha appena dismesso l’habitus infantile grazie all’assassinio della bimba ad opera del solito uomo nero. Richiamata a nuova vita dalle proprie pulsioni sessuali la nostra protagonista vi soccombe. Un giallo intricato dal movente passionale. Meno male che alla fine la fanciulla ascende al cielo purificata da ogni peccato. Attenzione agli angeli però, hanno dei palloncini in mano....
«Il pittore dell’ombra». Fino al 6 ottobre alla Galleria Margutta 3 - Inès Izzo Arte Contemporanea. Ingresso gratuito.