Una favola amara tra antico e moderno

Laura Novelli

Prendiamola come fosse un gioco. Una macchina teatrale dispensatrice di equivoci, travestimenti e ambiguità che possiede il sapore elegante delle accademie e il gusto carezzevole degli inganni. D’altronde, Shakespeare l’ha pensata proprio così la sua La dodicesima notte (o quel che volete), commedia romantica tra le più belle e le più rappresentate del grande autore inglese che adesso incontra lo scenario «pseudolondinese» del Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese in una lettura a firma di Riccardo Cavallo programmata da questa sera a domenica 16 (spettacolo alle ore 21).
Prendiamola anche, però, come una favola amara sulla vacuità della vita e dei desideri. Come una parabola simbolica e disincantata che affronta temi universali - il viaggio, il naufragio, l’identità, il senso del doppio - per ricordarci che ogni situazione può avere sempre un lato nascosto e che tutto può mutarsi improvvisamente nel suo contrario. Basti scorrere velocemente la trama. Viola naufraga in Illiria con il fratello gemello Sebastiano e, credendolo morto, si traveste da uomo e si introduce alla corte del duca Orsino. Questi, invaghito della nobile Virginia, usa il «neopaggio» (a sua volta invaghitosi di lui) come messaggero d’amore presso la donna, la quale se ne innamora perdutamente e finisce col respingere le calde profferte del duca. L’ingarbugliata matassa si dipanerà solo quando il giovane Sebastiano comparirà in scena pronto a ricomporre gli equilibri fin troppo scombussolati. E quando pure il secondo filo narrativo - quello affidato alle continue burle architettate da Sir Toby, il clown Feste, Malvolio e company - si avvierà verso il suo necessario happy end.
Di fronte a questa poetica scatola di malintesi e imbrogli, un regista come Cavallo (incline da sempre a misurarsi con testi classici e a interpretarli in modo molto personale) non intende smentire la sua volontà di porsi al confine tra antico e moderno, scrittura letteraria e invenzione scenica. Tanto che qui vengono amplificati fino all’ennesima potenza i temi di fondo del testo (in particolare, l’ambiguità sessuale e la perdita di identità) al fine di mostrare che, ieri come oggi, «nulla di ciò che è così, è così». In questo suo nuovo lavoro (arrivato dopo un fruttuoso periodo «cechoviano»), il regista sembra chiedersi innanzitutto «chi siano in realtà Viola e Sebastiano, dove vogliano andare, da dove vengano».
Le risposte, pur se opinabili, spetta ovviamente agli attori darle (quattordici gli elementi dell’affiatato cast, tra i quali Gerolamo Alchieri, Claudia Balboni, Federica Bern, Martino Duane) e al pubblico volerle più o meno «condividere».
Info: 06/82059127