La favola dell’uomo jet Fill, da sciatore finito a missile che sa vincere

L'uno due dei cugini di Castelrotto si infrange a pochi metri dal traguardo del gigante di Aspen, dove Denise Karbon stava andando a vincere la sua prima gara della stagione. In testa al termine della prima manche, ancora nettamente davanti all'intermedio della seconda, all'improvviso l'azzurra ha perso il controllo degli sci sedendosi sulle code e andando in testa coda, regalando così la prima vittoria della carriera alla diciannovenne francese Tessa Worley, che ha battuto Poutiainen e Goergl.
Poco prima, nella discesa di Lake Louise, era arrivata la prima vittoria anche per Peter Fill, il cugino di Denise che giovanissimo non è, fa parte infatti del magnifico trio altoatesino classe 1982 assieme a Manfred Moelgg e a Werner Heel. Fino a due stagioni fa Peter si era dimostrato il più forte e il più completo dei tre, da juniores, nel 2001, aveva vinto il titolo mondiale di superG davanti a Svindal, due stagioni fa era stato protagonista per tutto l'inverno, sciogliendosi solo nel momento più importante, quello dei Mondiali di Aare. Da allora aveva dovuto assistere alle prime vittorie dei due coetanei, ma infine anche a lui il 2008 ha regalato il trionfo in coppa del mondo, il numero 150 per l'Italia maschile. Una vittoria che ci voleva, per Peter naturalmente, ma per tutti, perché dopo il pessimo inizio di stagione e in particolare lo zero assoluto dello slalom di Levi il morale della truppa era davvero a terra.
Peter aspettava la vittoria importante da una vita, lui che da bambino non brillava arrivando spesso ultimo, lui che si è sbloccato scoprendosi bravo solo quando la sorella Sara, fenomenale a livello giovanile tanto da battere sempre la cugina coetanea Denise Karbon, si è dovuta ritirare per problemi alla schiena. Peter ha avuto pazienza, allora come adesso, e dopo un ultimo inverno difficile in cui molti lo avevano dato già per finito ha saputo ricostruirsi. Con calma, umiltà, voglia di rivincita. Ha cambiato materiali, ha cambiato skiman scegliendo uno dei migliori in circolazione, quel Sepp Kuppelwieser, altoatesino come lui, che in passato aveva lavorato (e vinto tantissimo) con il norvegese Kjetil André Aamodt. Ieri Peter è stato anche fortunato, c'era infatti buona visibilità quando è toccato a lui scendere.
Lake Louise offre spesso discese lotteria, stavolta il numero giusto l'ha pescato il ventiseienne di Castelrotto, quelli sbagliati sono invece toccati ai grandi favoriti, da Miller a Cuche a Walchhofer, partiti proprio nel momento in cui c'era più vento e meno visibilità. Miller è finito 16°, tre posti dietro Walchhofer, con Cuche addirittura fuori dai trenta. «Credo di non essere ancora al 100%, ma come inizio non c'è male, tanto più su una pista che non credo troppo adatta alle mie caratteristiche. Ammetto di aver avuto anche fortuna, ma per vincere nello sci ci vuole anche quella». Fortuna l'hanno avuta anche i concorrenti partiti dopo il numero 60, quando il sole è tornato a splendere facendo gelare il sangue nelle vene dei primi tre, già festeggiati sul podio: con il 65 il giovane svizzero Carlo Janka è arrivato ad appena 8/100 da Fill, facendo scivolare lo svedese Hans Olsson al terzo posto (primo podio per lui) e l'austriaco Georg Streitberger al quarto. Altri due italiani sono entrati nei primi 15: Innerhofer ha chiuso 6° a 30/100 da Fill, Heel 15° a 67/100.