La favola di Fiona May: «Dal tartan al set senza aver mai recitato»

</B>Quando ho trovato il messaggio in segreteria del regista Sindoni ho pensato a uno scherzo

Paolo Scotti

da Roma

La scena è stata da manuale. O - dato l'argomento - da sceneggiatura. Una pluri-campionessa del mondo di salto in lungo ha appena deciso di appendere le scarpette al chiodo. E proprio allora squilla il telefono di casa: «Erano i giorni in cui stava lì, con la testa fra le mani, a chiedersi: “Che cosa farò adesso?” - racconta il regista Sindoni -. Quella che le ho proposto io è stata una favola. E lei ha accettato di viverla». E così la favola di Fiona May - inglese d'origini giamaicane, innamoratasi a diciotto anni dell'italiano che è diventato suo marito ed allenatore, oggi al debutto come attrice - si chiama Butta la luna. Favola dai buoni sentimenti con ambizioni sociali, in cui la neo attrice - fresca vincitrice di Ballando con le stelle - racconta cosa vuol dire vivere da «colorata» in un Paese «bianco».
Come è nata quest'esperienza? Cosa ha significato per lei?
«Quando Sindoni m'ha lasciato la proposta nella segreteria telefonica, ho pensato fosse uno scherzo. È stato mio marito, Gianni Iapichino, ad insistere perché ci pensassi su. Come già per Ballando con le stelle mi ripeteva: “Potrebbe far venire fuori la vera Fiona. Che è una donna forte, innamorata della vita, decisa a viverla tutta”».
Che differenze ha trovato tra la pista in tartan e il set cinematografico?
«Enormi. Per ventitré anni ho vissuto in un mondo completamente diverso; c'è voluta la pazienza del regista e dei “colleghi attori”, per farmi tirar fuori qualcosa di buono. Sindoni m'ha chiesto un provino; e io, che non avevo mai preso una lezione di recitazione in vita mia, ho deciso di affrontarlo con naturalezza. Sono stata spontanea. E ho convinto».
E davanti all'obbiettivo?
«Chiedevo continuamente consiglio a tutti, perché ero davvero l'ultima ruota del carro. Alla fine mi sono stupita dei risultati. Come a Ballando, dove ho imparato a muovermi su tacchi di cinque centimetri, e a muovermi da donna, in modo più sensuale».
La vittoria nello show della Carlucci aiuterà il suo esordio d'attrice?
«È stata solo una coincidenza. E non me l'aspettavo affatto: il mio obbiettivo, ripeto, era solo mostrare a tutti una Fiona più solare, allegra, felice di vivere».
La storia di Alyssa può ricordare quella di Fiona?
«In parte. Nella scuola inglese dove sono cresciuta ero l'unica bambina di colore; questo mi ha insegnato cosa vuol dire essere completamente out. Per fortuna è arrivato lo sport, a salvarmi».
E ora? Quella d'attrice è un'esperienza isolata o il suo vero futuro?
«Il mio futuro, spero. Molti mi dicono che sono brava, ma io non mi lascio influenzare facilmente dai complimenti. Finito Ballando prenderò lezioni di dizione e di recitazione. Voglio e devo ancora imparare tutto».
A proposito di ballo: ora l'aspetta la supercoppa...
«Non me ne parli. All'inizio ho preso quest'avventura come un gioco. Poi è venuto fuori il mio spirito agonistico. Fortuna che nella mia carriera sportiva ho anche perso: sono pronta a tutto. Non come Rosolino, che ha sempre vinto, e che se non vince anche a Ballando s'arrabbia».
Se le proponessero un film sulla storia della sua vita - che in fondo è davvero una favola - accetterebbe?
«No. Per pudore. E perché non trovo che la mia vita sia stata così straordinaria. Ci sono persone che soffrono, e gioiscono, e fanno cose molto più notevoli di quelle che ho fatto io. Che in fondo mi limitavo a saltare su una striscia di sabbia. Prendete quelli che corrono i 100 metri. Quelli sì, che fanno davvero una faticaccia».