La favola del Principe si scrive a mezzanotte

Una premessa: questo non è un articolo di cronaca. È una favola. Magari una favola vera, ma proprio per questo il lieto fine non è scontato. Anzi, le premesse sembrano tutte portare a una conclusione scontata, banale. Dove tutti non vissero felici e contenti, ma neppure in preda alla disperazione.
Meglio partire dall'inizio. Dal c'era una volta. E allora c'era una volta, per la precisione due anni fa, un Principe. Non azzurro, ma rossoblù. Era arrivato quasi come un rospo, poi, dopo un gol facile facile all'Ascoli, in una partita abbastanza anonima, sotto la Nord baciò la maglia, e si trasformò in Principe.
La storia di Diego Milito la conoscono tutti. Quel Principe era stato chiamato a scacciare le streghe che nella notte dell’11 giugno aleggiavano su Marassi. Aveva fatto il suo dovere di Principe, Milito. Le streghe vestite con la maglietta del Venezia le aveva battute e aveva regalato un lieto fine alla favola del Genoa che inseguiva la serie A da dieci anni. Poi quel finale era stato riscritto, era stato tolto il lieto fine e il Principe se n'era andato quasi sfiancato, disilluso, certamente triste. Il Principe è scappato in esilio in Spagna e lì è diventato Real. Saragoza prima, guidando l'attacco di una squadra più che decorosa della Liga. E il Real vero, il Real Madrid dopo. Non perché abbia indossato la gloriosa camiseta blanca, ma perché alle merengues rifilò 4 gol d'autore che neppure una bacchetta magica avrebbe mai saputo creare più belli.
Ma perché riparlarne oggi? Perché oggi è il 30 giugno di due anni dopo. È il 30 giugno del secondo e ultimo anno di prestito di Milito al Real Saragoza. Oggi è il giorno ultimo per «risarcire» il Genoa di quel Principe regalato. Le regole dicono che se entro oggi il patto non viene onorato, Milito è del Genoa.
Ma eccolo il lieto fine che si allontana. Lo stesso Enrico Preziosi non ha mai alimentato illusioni. «Il Saragoza riscatterà Milito», è andato ripetendo a ogni occasione. Eppure la data di oggi continua a frullare per la testa di molti tifosi, che si chiedono sempre se la favola è proprio finita. Perché a ieri sera, almeno ufficialmente, nessuno ha mai saputo nulla dell'avvenuto pagamento. E poi perché per alimentare un sogno basta la fantasia, figurarsi se esistono due piccolissimi, deboli, insignificanti indizi.
Il primo è scolpito nella mente di molti tifosi. Ed è uno dei pochi ricordi di quell'estate maledetta che non fanno male. Diego Milito, lasciando Pegli, salutava tutti con una promessa: «Ci rivediamo tra due anni». Parole facili, che nel calcio si dicono sempre, e valgono giusto il tempo necessario per pronunciarle. Ma pur sempre parole di Principe. Di un Principe che le sue promesse ai tifosi, finora, le ha sempre mantenute.
E poi ce n'è un altro di indizio. Ed è questi giorni sempre su tutti i giornali, sui più autorevoli quotidiani sportivi. Milito è a un passo dall'Italia. Non Diego Milito, ma Gabriel, il fratello. Che i gol è più bravo a impedirli che a farli. La Juventus sta dando una caccia spietata al Milito difensore. Sta offrendo cifre sempre più alte per averlo. Cosa c'entrano Diego e il Genoa? Tornando a quell'estate di due anni fa è impossibile non ricordare i nomi del mercato rossoblù. E Milito, Gabriel, era uno dei più gettonati. Sponsorizzatissimo dal fratellone che sognava di averlo accanto, era tra gli obiettivi del Grifone. E lo stesso Diego Milito, quando ha dovuto scegliere a che squadra farsi prestare, ha voluto il Real Saragoza di Gabriel. Nessuno pensa che due professionisti come i fratelli Milito non possano giocare lontani l'uno dall'altro, ma che avrebbero piacere a restare vicini, questo sì.
Fantasie. Sogni. Che tra l'altro sono le stesse cose che Preziosi non ha mai voluto togliere ai tifosi. Pur senza mai illuderli, soprattutto a proposito del Principe, per il quale ha sempre ribadito che non ci sono speranze. Ma sono fantasie e sogni che, per una volta non sono destinati a risolversi all'alba. Oggi dovrebbe bastare un'attesa fino al tramonto. Il lieto fine non ci sarà, certamente arriveranno «solo» quei milioni che la società potrebbe reinvestire per altri acquisti. Comunque questa è pur sempre una favola. Con un Principe e un finale che non è ancora stato scritto su un assegno. Chi si arrabbierebbe scoprendo che stavolta Preziosi ha fatto la parte di Pinocchio