La favola del salvatore straniero

La conflittualità sindacale continua a tener lontane le compagnie estere mentre il valore di Alitalia scende ogni giorno di più

da Milano

Archiviata, almeno per il momento, l’offerta di Cai, il commissario straordinario delle società del gruppo Alitalia, Augusto Fantozzi, ha avviato una nuova fase di gara che scadrà il 30 settembre. Lo stesso termine che era stato fissato per la proposta di Roberto Colaninno, poi naufragata anticipatamente sullo sbarramento di Cgil e piloti.
Il commissario può vendere a trattativa privata e a prezzo di mercato tutto o parte dei beni aziendali, attività e rami d’azienda anche non preesistenti, escludendo l’acquirente dai debiti. La condizione è che il compratore garantisca la continuità operativa nel medio periodo.
Siamo di fronte alla prospettiva di un vero «spezzatino», che potrebbe far dire definitivamente addio all’Alitalia come organico complesso di attività: ma tutto dipenderà dalle offerte che perverranno all’amministrazione straordinaria. Per il momento, oltre alle proposte giunte nei giorni scorsi per l’acquisto di Atitech, per le attività Cargo e per una parte della flotta, ieri si è aggiunta la manifestazione d’interesse da parte di una società svizzera, Ama, la quale si è detta disposta a rilevare in proprietà o in affitto 30 velivoli e il relativo personale, al servizio di rotte verso i Balcani e l’Europa dell’Est. Teoricamente oggi potrebbero essere accolte anche offerte per attività finora non scorporate; come, per esempio, quelle al servizio della sola tratta Milano-Roma, uno dei collegamenti più redditizi del mondo.
Ma l’impegno del commissario fino all’ultimo sarà quello di preferire un acquirente che preservi l’unitarietà dell’Alitalia-volo, come entità complessiva e riconoscibile, in un’ottica di continuità operativa. Ci si chiede, in queste ore: è immaginabile l’offerta di un cavaliere bianco che salvi in extremis la compagnia dallo smembramento e dal fallimento?
Tutti guardano, con rinnovato interesse, ad Air France, a Lufthansa e - più defilata - a British Airways. Ma è difficile che oggi una di queste compagnie possa presentare un’offerta risolutiva. Anche al di là dei no comment e delle frasi di circostanza pronunciate ieri. Vediamo perché.
Innanzitutto qualunque soggetto interessato ad Alitalia «così com’è» non può prescindere da un solido e affidabile accordo sindacale che renda immune la nuova società da rischi di conflittualità fin dal suo esordio. Contro questo problema Air France si è già scontrata in primavera.
In secondo luogo, chiunque oggi si proponesse di acquistare Alitalia scavalcando Cai, commetterebbe uno sgarbo nei confronti del governo e del suo presidente, che sull’italianità della compagnia hanno da tempo concentrato un impegno molto forte. Un grande carrier straniero potrebbe farsi avanti solo su invito di Palazzo Chigi, o con il suo preventivo gradimento. Il trasporto aereo è un settore molto regolamentato e non è pensabile l’acquisto «ostile» di una compagnia tuttora leader di mercato e a maggioranza statale. Va anche osservato che dalla fine di agosto un solo soggetto ha presentato un’offerta organica: la Compagnia aerea italiana. Già nelle scorse settimane, chiunque altro avrebbe potuto bussare alla porta di Fantozzi.
Non c’è dubbio che il valore di mercato di Alitalia - al quale il commissario deve attenersi - scende di giorno in giorno: la compagnia ha già messo a terra 34 aerei, posto in cassa integrazione straordinaria 4mila dipendenti, mentre tutta la vicenda sta scoraggiando la clientela e facendo perdere prenotazioni e quote di mercato. Ma la crescente convenienza economica si scontra contro la barriera sindacale e le opportunità politiche.
Che cosa c’è da aspettarsi, allora? Sembrerà un paradosso, ma molti osservatori concordano che tuttora il soggetto considerato avvantaggiato è proprio Cai. Le diplomazie sono al lavoro. Nei prossimi giorni si potrebbe assistere a qualche formula inedita. O un rimescolamento tra i soci della cordata italiana o, più ancora, a un’alleanza tra Cai e un vettore straniero, che possa corroborare il piano industriale e dare nuove rassicurazioni al sindacato. Il capo della Cgil, Epifani, già si è espresso a favore di un partner straniero, e in particolare di Lufthansa: gli sarebbe difficile ostacolare una nuova trattativa se Cai si alleasse, per esempio, ai tedeschi già prima di realizzare l’operazione.
Intanto, fino al 30 settembre il commissario garantirà l’operatività delle attività di volo attingendo alla cassa residua o accendendo linee di credito presso le banche. Secondo gli ultimi dati ufficiali dovrebbero essere ancora disponibili (ma il condizionale è d’obbligo) i 300 milioni del prestito ponte versati dal Tesoro.