La favola di Sandi Thom, dal web alla hit parade

Dalla sua cantina ogni notte suonava in rete. La Rca l’ha scritturata ed è nato il cd «Smile... It Confuses People»

Antonio Lodetti

da Milano

Le belle favole nascono anche su Internet. Direttamente dalla rete persino una ragazzina scozzese di 24 anni può diventare una popstar. Certo ci vuole il talento, una voce fresca ma al tempo stessa matura e personale e, naturalmente, un bel po’ di intraprendenza e un piccolo colpo di fortuna. Shakerate il tutto e otterrete Sandi Thom, uno dei casi musicali dell’anno che ha conquistato il mondo tenendo concerti in diretta sul web dalla cantina della sua casa londinese. Benvenuti nel suo antro; lei canta e suona canzoni acustiche ma con nerbo. Ogni volta - tanto per creare l’atmosfera live - invita là sotto dieci persone, le altre si accomodino su Internet. La prima sera sono in 70, dopo pochi giorni sono decine di migliaia, dagli States alla Russia, a seguire le sue performance. Le case discografiche, i circuiti ufficiali non sanno neppure che Sandy esiste, ma lei è famosissima tra i ragazzi, nelle case degli appassionati di mezzo mondo: quindi è l’ora dell’«happy end», che poi è l’inizio della sua nuova vita. Il direttore artistico della Rca, stuzzicato da un giornale studentesco, va a scovare Sandi e la mette sotto contratto; la firma, manco a dirlo, in diretta davanti a quella webcam che le ha portato tanta fortuna. Così il suo successo «segreto» Smile... It Confuses People è diventato un vivace cd ricco di ballate ora pugnaci ora meditative come Lonely Girl e I Wish I Was a Punk Rocker. Il prossimo passo? «Punto alle classifiche internazionali - dice decisa Sandi - ora che sono riuscita a farmi conoscere posso osare».
Lei insieme a band come Arctic Monkeys ha aperto una nuova strada alle aspiranti popstar.
«Viviamo nel Duemila, così ho pensato di sfruttare il media per eccellenza del nostro secolo. Internet usato bene è uno straordinario mezzo di comunicazione. Io ho fatto anni di gavetta nei piccoli club, dai bar di Edimburgo a quelli di Londra. Dove mai mi sarebbe capitata l’occasione di raggiungere una platea così vasta?».
Insomma la ricerca del successo ad ogni costo.
«Il successo lo stabilisce il pubblico ma almeno datemi la possibilità di provare. Sono passati i tempi in cui le varie band di presentavano alle case discografiche con il loro nastrino di canzoni in mano».
Quando si è chiusa in cantina a suonare avrebbe mai pensato di arrivare a questo punto?
«Sinceramente no, volevo solo far sentire la mia voce e sentirmi meno sola. Ma sapevo che avrei ottenuto dei risultati suonando col cuore».
Nonostante il mezzo il suo disco non è per nulla tecnologico. Suoni acustici e ballate intense.
«I grandi cantautori non passano mai di moda. Così i miei punti di riferimento sono Joni Mitchell, Carole King, Van Morrison e poi Ray Charles e Stevie Wonder: sono loro che cerco di imitare».
Loro sono cresciuti in un mondo molto distante da lei: Joni Mitchell addirittura in mezzo agli hippie, quando contava l’ideologia più che il mercato.
«Io credo nel messaggio di Joni e lo applico all’attualità. Per questo ho scritto I Wish I Wa a Punk Rocker (With Flowers In My Hand) fondendo il mondo hippie con il punk. Sono una punk del nuovo secolo».
La band che la accompagna da dove viene?
«Sono i miei compagni d’avventura di sempre, abbiamo suonato nei locali per anni. Il tastierista e percussionista Jake Field è il mio fidanzato».
Ora deve dimostrare di meritare la popolarità, lottare per diventare una vera star.
«Lo farò perché vivo per cantare, non sono un robot uscito da Internet, ma il mio primo grande sogno - quello che il pubblico cominci ad amare i miei brani - l’ho già coronato».