Una favola di seta chiamata Hermès

H ermès, storico marchio del lusso «made in France», ha scelto Milano come unica tappa europea della deliziosa mostra «Fiabe di seta» (da domani a lunedì 21 ottobre al Museo di Storia Contemporanea, in via Sant’Andrea 6) ideata dallo scenografo Hilton McConnico per festeggiare i settant’anni del mitico carré, l’inconfondibile foulard quadrato della maison.
«Sotto Natale ne vendiamo uno ogni trenta secondi - spiega Patrick Thomas, presidente di Hermès - ma anche se abbiamo un archivio di oltre duemila disegni, ci vogliono due anni di lavoro per lanciare un nuovo modello. Visto che l’Italia è il nostro secondo mercato dopo la Francia e in più vanta industrie seriche di grande tradizione - prosegue -, ci sembrava giusto condividere questa storia con la capitale della moda italiana».
A questo punto varrebbe la pena di ricordare che il nome scientifico del baco da seta è «bombix Mori» perché Ludovico il Moro, duca di Milano dal 1450 al 1466, importò alcuni esemplari dalla Cina per avviare l’intero ciclo produttivo del tessuto intorno al lago di Como.
Ma i poetici allestimenti di McConnico che da tempo collabora con Hermès dopo aver curato la scenografia di film indimenticabili come «Diva» oppure «Finalmente domenica!», sono talmente belli da far dimenticare il campanilismo lombardo per una volta ampiamente giustificato dalla storia.
La mostra è stata costruita attorno a una fiaba che racconta attraverso un percorso logico e magico allo stesso tempo (tutti i modelli esposti provengono dall’archivio oppure sono ancora in vendita nelle varie boutique sparse ovunque nel mondo) come la favolosa fibra naturale si trasformi prima in un quadrato bianco con lati da 90 centimetri esatti e poi nei favolosi carré di Hermès.
«Con uno di questi al collo oppure legato al manico della borsa ogni donna può sentirsi a posto e ben vestita come una regina in visita ufficiale» diceva ad esempio Diane Vreeland, storica direttrice di Vogue America diventata in seguito fashion curator del Metropolitan Museum di New York.
Patrick Thomas sostiene invece: «Tutti ci definiscono come un marchio del lusso, ma noi siamo soprattutto degli artigiani che trasformano, prevalentemente a mano, dei materiali preziosi come la seta in prodotti di alta qualità». Ecco perché i prezzi di Hermès sono piuttosto alti per non dire astronomici e secondo il manager non verranno ritoccati neanche per far fronte alla drammatica situazione dei mercati internazionali. «Questa crisi - dice - non è colpa del capitalismo, ma dei governi che non sanno regolarlo».