Con le favole non calano le tasse

Il ministro Giulio Tremonti ha detto - in una intervista al Corriere della Sera - che «la riduzione delle tasse verrà come dividendo del federalismo fiscale». Con ciò stabilendo, se ho ben capito, un rapporto virtuoso tra il federalismo e la spesa pubblica. Più federalismo, meno sprechi.
La mia competenza economica sta a quella di Tremonti come una collina dell'Oltrepò Pavese all'Everest, eppure oso obbiettare. Famoso per la sua creatività, Tremonti potrà usare la lèsina - o tentare di farlo con qualche probabilità di riuscita - in tanti ambiti dell'amministrazione e delle istituzioni. In tandem con Brunetta cercherà di perseguire e - sogno d'una notte di mezza estate - di licenziare i fannulloni. Potrà mettere a stecchetto i corpi di polizia e le forze armate. Magari gli riuscirà perfino d'evitare che manager statali le cui gestioni sono state catastrofiche, vengano liquidati a suon di milioni di euro. Vogliamo dargli fiducia al di là d'ogni ragionevolezza? Supponiamo allora che la sua scure riesca in qualche modo ad abbattersi sulle prebende dei parlamentari italiani. I meglio pagati d'Europa e forse del mondo per meriti ignoti ai cittadini. Vogliamo proseguire? Immaginiamo, in un delirio utopico, che Tremonti, ministro della buona vita, sappia addirittura opporre un altolà agli scandalosi sciali e scandali della Regione Sicilia. Sì, ho cercato di pensarle proprio tutte in questa apertura di credito a Tremonti. Ma l'ipotesi da lui affacciata di una riduzione delle tasse grazie a un qualcosa etichettato federalismo, non mi sembra nemmeno una favola. Perché le favole devono avere, nella trama, un minimo di verosimiglianza.
Giulio Tremonti è sicuramente in grado di dimostrarmi come qualmente il decentramento delle strutture burocratiche possa tradursi non solo in maggiore efficacia ma anche in un minor costo. Questo in teoria. L'italica pratica ha sempre dato risultati opposti. Il centro non si è mai snellito pur spogliandosi d'alcune sue competenze. Nessuna semplificazione, anzi complicazioni e duplicazioni. L'ho scritto più volte ma converrà ripeterlo. Nel 1970, con la nascita delle regioni a statuto ordinario, i ministeri dell'Agricoltura e dei Lavori pubblici cedettero una parte delle loro funzioni e del personale. Per brevissimo tempo ebbero meno impiegati. Poi ne ebbero di più, e nel frattempo era cresciuta la giungla burocratica regionale. Dobbiamo proprio affidarci al federalismo fiscale? Se è così - scusate il catastrofismo, ma quando ci vuole ci vuole - rassegniamoci: le tasse non diminuiranno mai.