Le favole tossiche del «Corriere»

Franco Battaglia

Devo essere franco: mi rattrista leggere il Corriere della Sera. Mi rattrista perché tra i molti e ancora vivi della mia per fortuna felice infanzia, v'è anche il ricordo di mio papà che leggeva quello che egli mi assicurava essere «il più serio quotidiano italiano». Lo leggesse oggi, temo non crederebbe ai suoi occhi: basti osservare che il Corsera sui temi ambientali si affida al politologo Giovanni Sartori, malgrado costui abbia dimostrato, e più volte, su quei temi, totale incompetenza. Di cui ci offre l'ultimo ampio saggio il 17 agosto in prima pagina, prime due colonne.
Ora, ammetto che non sarebbe né leale né cortese confrontarmi in chimica ambientale con un politologo, così come non sarebbe prudente confrontarmi in politologia, di cui riesco a stento a sillabare il vocabolo. Per cui tralascio entrambe le discipline e mi soffermo sulle leggende metropolitane diffuse in prima pagina dal «più serio quotidiano italiano». Che si serve della firma di Sartori per qualificare «Texano tossico» il capo di stato di un Paese amico dell'Italia. Confondendo così la libertà di stampa con la maleducazione.
Ma veniamo alla sostanza: perché Bush si meriterebbe per il Corsera questi, e ben altri, appellativi? Perché la leggenda metropolitana vuole che l'America sia il Paese che più inquina nel mondo. Qui l'agente inquinante vorrebbe stravagantemente essere l’anidride carbonica, e siccome abbiamo già bollato scortese e sleale sfidare Sartori sulle questioni ambientali, decidiamo di evitare di fargli osservare che la CO2 non è un inquinante ma, piuttosto, il principale mattone, assieme all'acqua, di cui sono fatti gli alberi, e gli concediamo la stravaganza. Ebbene, si dà il caso che il primato delle emissioni pro-capite di CO2 non spetta agli Stati Uniti, ma all'Australia; e si dà il caso che gli Stati Uniti non sono neanche secondi, visto che all'Australia segue il Canada. Se poi, invece di guardare alle emissioni pro-capite, si guarda a quelle per unità di prodotto interno lordo, gli Usa risultano al sesto posto, dopo Australia, Canada, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca e Polonia. E non è finita: se Sartori fosse interessato a sapere qual è il Paese che, in rapporto al Pil, spende di più per l'abbattimento delle emissioni inquinanti (quelle vere), lo informo volentieri - e son sicuro che egli sarà felice di apprendere - che gli Usa non sono né al primo posto (che spetta all'Olanda) né al secondo (che tocca all'Austria). Però sono al terzo posto, con tutto il resto del mondo che viene dopo: quella degli Usa maggiori inquinatori del mondo è allora una favola, una leggenda metropolitana, appunto.
Altra favola che ci racconta Sartori è quella del «drammatico problema della Terra-che-scoppia di sovrappopolazione». Che la Terra scoppi di sovrappopolazione lo ripeteva, petulante, Gea, evidentemente in vena di jatture, a Zeus; finché questi non ne poté più e l'accontentò, facendo scoppiare la prima guerra mondiale - quella di Troia - mollando all'ignaro Paride la patata bollente che un'altra dea - quella della Discordia - gli consegnò sotto forma di mela. Insomma, Sartori non è originale con questa storia della «Terra che scoppia» che periodicamente ci propina dai più svariati mezzi di informazione; e neanche è massima autorità, vista la natura divina di chi lo ha preceduto di qualche millennio. Anche se la Terra non scoppia - e non sta scoppiando - l'incremento della popolazione potrebbe effettivamente essere un problema, sul quale magari in futuro elaboreremo. Per il presente, resta il fatto che non un rigo viene speso da Sartori sul come affrontarlo, per cui, ad essere generosi, non ci resta che liquidare come velleitari gli strali in prima pagina del politologo.
Terza, ma non ultima, la leggenda metropolitana che ci allarma sull'esaurimento della risorsa acqua. Come faccio a spiegare ai sordi che l'acqua che ricopre i due terzi del globo può rendersi facilmente utilizzabile? E, soprattutto, come faccio a spiegarlo a coloro che - mentre si lamentano che l'acqua manca - vagheggiano e vaneggiano di economia a idrogeno, ove di idrogeno non ce n'è, davvero, neanche una molecola sulla Terra? Meglio rinunciarci: più facile abituarsi a ignorare le loro favole, comprese quelle di Sartori. Anche se offerte in prima pagina.